di Isabella Rossi

 

PERUGIA - In Umbria la fase congressuale in casa Cgil è iniziata dai primi di gennaio con numerose assemblee sui posti di lavoro, ma da qualche giorno a rischio è il patto di maggioranza. Da quando cioè Landini ha affermato a chiare lettere che non riconosce l’accordo sulla rappresentanza e che non lo applicherà.  A trarre un primo bilancio della situazione è Vasco Cajarelli coordinatore in Umbria della “Cgil che vogliamo”.

La questione della rappresentanza ha diviso il direttivo nazionale. Come si proseguirà ora?

V.C.: “Abbiamo votato contro perché quello che è emerso è diverso dall’accordo del 31 maggio. Il rischio è quello di introdurre limitazioni delle libertà sindacali. Critici sono i punti relativi all'arbitrato tra confederazioni e confindustria, lesivo dell'autonomia delle categorie. E le sanzioni nei confronti delle organizzazioni sindacali e dei delegati nell'applicazione degli accordi. Ora il dissenso rimane, ma occorre che i lavoratori si esprimano liberamente in vista di un recupero del rapporto di fiducia”.

Perché si è incrinato?

V.C.: “La Cgil ha fatto errori in passato, a partire dalla mancata battaglia sindacale sulla legge Fornero che ha cancellato le pensioni di anzianità. In Umbria inizialmente c’è stata una eccessiva sottovalutazione della crisi. Oggi il sindacato si è reso conto, ha rilanciato la piattaforma Umbria per risolvere nodi strutturali. Ma abbiamo bisogno di maggior ascolto dalle istituzioni locali e nazionali, sorde al grido di dolore di un sistema che è al collasso”.

Come sta andando il congresso qui?

V.C.: “E’ in una fase difficile per due motivi. Molte aziende sono in cassa integrazione e l’interesse maggiore è naturalmente su come venga gestita. Le strategie per uscire dalla crisi, invece, oggi non sono un tema. Ai lavoratori interessa il presente. Poi c’è appunto la questione Landini-Camusso ed i cinque emendamenti sostenuti dall’area Landini e non solo ”.

Cosa è emerso dall’assemblea alle Acciaierie di Terni?

V.C.: “C’è stata l’affermazione del consenso per gli emendamenti Landini. Nei prossimi giorni partirà un appello di delegati e dirigenti sindacali che li sostengono. Perché continuiamo a pensare la Cgil come casa comune a differenza dei partiti che hanno fatto delle differenze elementi di divisione fino alla deriva di frammentazione ed inconsistenza.

Altro punto focale è la democrazia interna…

V.C.: “La crisi democratica in Italia è enorme. Vedi leggi elettorali che pensano di risolvere riducendo gli spazi di democrazia. Il punto è la partecipazione, il rischio è la perdita di coesione che c’è già stata. E oggi non solo la politica ma anche le organizzazioni sindacali debbono cambiare. La democrazia deve cominciare dall’organizzazione. L’obbiettivo è la totale trasparenza. La casa di vetro. A partire dalle regole del congresso. Ad esempio utilizzando sistema del tipo election day, con assemblee in fabbrica e votazioni nelle sedi sindacali”.

 

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