Direzione Pd, impasse sulla legge elettorale
Sarà una direzione difficile quella che si appresta a presiedere oggi pomeriggio Matteo Renzi, alle prese con l'agguerrita opposizione della minoranza interna su un fronte caldissimo: quello della legge elettorale con relativo no al faccia a faccia con Berlusconi, che il segretario democratico avrebbe intenzione di incontrare entro la fine della settimana (dopo, per altro, aver già incontrato Denis Verdini, l'uomo del Cavaliere incaricto di occuparsi della materia). Come è noto, Renzi punta ad accelerare i tempi sulla riforma della legge elettorale (anche se non ce n'è più alcun bisogno, visto che la Corte Costituzionale ha chiarito che si può votare tranquillamente con il Porcellum) e per farlo vuole l'accordo con "tutti", cioè con chi ci sta. Ma questo sta aprendo falle non solo nel governo (il vicepremier Alfano pretende che prima si chiuda un accordo all'interno della maggioranza, perché teme di essere stritolato da un eventuale asse Renzi-Berlusconi), ma anche dentro il Pd, dove appunto la minoranza bersaniana non gradisce l'accordo preventivo con il Cavaliere, perché, tra le altr cose, vorrebbe dire "riabilitare" politicamente un pregiudicato.
Il gruppo dei bersaniani, area che attualmente fa capo a Cuperlo, chiede innanzitutto al segretario di scegliere un modello elettorale (il sindaco di Firenze si è finora limitato a offrire tra proposte perché vuole tenersi aperte tutte le possibilità), convergendo sul doppio turno. Che è poi la formula - l'unica - sui cui punta l'Ncd di Alfano.
A scaldare ancora di più il clima le voci di uno scambio (proposto da Renzi stesso) tra una riforma elettorale sul modello spagnolo, che piace tanto a entrambi (ma non ad Alfano e alla minoranza Pd), e l’abolizione del Senato, cui tanto tiene il sindaco per ragioni elettorali (sostanzialmente per togliere voti a Grillo). Una riforma per la quale al sindaco di Firenze servono i voti di Forza Italia se vuole evitare il referendum imposto dalla Costituzione.




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