di Leonardo Caponi

 

PERUGIA -   Nei confini tra gli stati (specie quelli contesi) esiste spesso, compreso tra le barriere doganali, un lembo di terra di autonoma giurisdizione. Può essere di qualche centinaio di metri, ma anche di dimensioni più considerevoli, comprendendo insediamenti abitativi ed esercizi commerciali. In linguaggio diplomatico si definisce “zona cuscinetto”, più prosaicamente viene chiamata “terra di nessuno”, a voler sottolineare la sua non appartenenza a nessuno dei due stati confinanti.

   Il sottopasso della stazione di Perugia Fontivegge, che la collega col quartiere del Bellocchio, ha la sua piccola terra di nessuno. Sono una ventina di metri compresi tra la cancellata della stazione e l’inizio del tratto a pavè. Dopo la costituzione della task force comunale per il Bellocchio, gli operatori Gesenu, tre volte la settimana, sono incaricati della pulizia e del lavaggio del tratto di competenza del municipio. Altrettanto fanno fare, quotidianamente da personale incaricato, le ferrovie dello stato. La terra di nessuno resta esclusa perché la Gesenù non ha i mezzi e gli uomini per andarci e le fs, non competenti, si rifiutano di farlo. Così, quei venti metri rimangono zozzi e puzzolenti.

   Incongruenze della macchina pubblica ed ennesimo episodio di incomunicabilità tra istituzioni? Si, in parte si; ma in parte, forse soprattutto, effetto dei drastici tagli alle spese dello stato e degli enti pubblici. La cosidetta spending review sembra una procedura innocua e indolore, anzi dai più invocata come misura necessaria alla ripresa dei “mercati”. In realtà essa ha molti effetti sulla vita quotidiana di noi tutti e non sono effetti positivi. Le buche non riparate sulle strade, i tempi di attesa (spesso intollerabili) per le visite e gli esami medici, le manutenzioni ritardate o mancate sul patrimonio pubblico e altro ancora, sono deficienze che hanno molta attinenza con la contrazione del bilancio dello stato nelle gigantesche dimensioni in cui è stata operata. Sarebbe forse utile che molti amministratori, piuttosto che continuare a tessere le lodi di se stessi e promanare un ottimismo che cozza con la realtà, dedicassero più tempo a spiegare al pubblico che il bilancio dello stato, non fosse per i debiti del passato, è un bilancio sano, che la spending review ormai non colpisce più gli sprechi ma spese vive e necessarie del Paese e che il rigore finanziario va allentato e rimosso.

   Il sottopasso del Bellocchio con la sua terra di nessuno è un po’ la fotografia della situazione attuale del quartiere. Partita in tromba nel pieno dell’estate, l’azione della task force comunale sembra avere perduto smalto e forza propulsiva. E’ scemata la presenza della polizia e dei vigili urbani che era cosa più assidua e significativa realizzata, mentre la manutenzione ha mosso passi ancora incerti e la riqualificazione pare di là da venire. La “sicurezza” rimane un problema acuto. C’è il rischio che l’altalena tra scetticismo e apertura di credito, che ha caratterizzato l’atteggiamento della cittadinanza in questa fase, devolva e si stabilizzi  su una pesante delusione che renderebbe incolmabile il vuoto tra amministrati e amministratori.

   La Regione si appresta a lasciare uno dei tre Palazzi Fioroni, quello che occupava con i suoi dipendenti che saranno trasferiti negli spazi recuperati al Broletto. Un nuovo grande contenitore vuoto viene ad aggiungersi agli altri che già ci sono. Si accentuerà una delle cause strutturali - l’eccesso di costruzioni e la sovrabbondanza di offerta edilizia - della difficile vivibilità del quartiere.  A questo punto continuare a costruire ancora (ad esempio completare lo Steccone) appare una scelta del tutto irrazionale. Recuperare le aree e gli immobili degradati sarà una decisione lungimirante, premiata dal consenso di tutti.

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