Il semestre italiano di presidenza Ue ''sia legislatura della crescita e non della sola austerità'' è l'auspicio del premier Enrico Letta. Peccato che di auspici siano pieni zeppi i fossi e che la spirale recessiva imposta all'Europa comunitaria dalle politiche di auterità non lasci alcuna ragionevole speranza sulla possibilità di invertire la tendenza. Persino un venditore ad oltranza di infondato ottimismo come Letta deve avere avuto un momento di scoramento. ''Siano convinti di poter dire con forza che c'è bisogno di una politica dell'Ue per la crescita perchè abbiamo i conti in ordine e l'Italia ha fatto un percorso che ci consente e ci obbliga a spingere sulla strada della crescita''. Già la formula "siamo convinti di poter dire" è uno spettacolo di impotenza. Mancherebbe anche che il presidente del Consiglio fosse incerto sul "poter dire".

Quanto al 'fare' ce ne passa. Appunto, siamo agli auspici. Così, persino lui sbotta: ''Sul fronte europeo per alcuni ayatollah del rigore questo non è mai abbastanza, ma di troppo rigore l'Europa finirà per morire e le nostre imprese finiranno per morire''. Alleluia! Ma la lamentazione resta fine a se stessa, se l'uomo dalle "palle d'acciaio" non riesce ad andare oltre una battuta che più fumosa non potrebbe essere: "Sul fronte interno - dice - troppi pensano che si possa fare deficit e debito. Noi siamo in mezzo''. In mezzo dove? Visto che gli indicatori economici e sociali del Belpaese volgono tutti al peggio: le banche divorano ogni risorsa, le imprese chiudono, la disoccupazione aumenta ogni giorno e il governo non sa fare altro che vendere all'incanto tutto ciò che di pubblico può essere collocato sul mercato, come in una svendita totale per liquidazione. E tutto ciò soltanto per fare cassa nel disperato - e per noi disperante - obbiettivo di abbattere il debito e rientrare nei parametri dettati dall'oligarchia finanziaria europea. In un recesso della mente lo sa anche lui, il premier, che le chiacchiere stanno a zero, se riesce ad ammettere chein Europa c'è ''il rischio di un errore fatale, quello di dare tutto il peso ad un unico strumento, la Bce, che non può fare sviluppo". Ma qui il ragionamento (si fa per dire!) si arresta e la coazione ripetitiva delle ricette economiche liberiste ha il sopravvento. Il governo dovrebbe trovare il coraggio di rompere con la sudditanza ai falsi idoli, ai dogmi monetaristi e al vassallaggio filotedesco. Sbottare ogni tanto, come fanno i servi con i loro padroni quando sono sicuri di non essere ascoltati non serve a niente.

Dino Greco

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