Sant’Arcangelo/ La gente firma, propone e ringrazia
La petizione e lo stanziamento dei fondi si sono incontrate allo stesso tempo e nel modo migliore: la soluzione del problema e il patrimonio sociale di pensiero liberamente espresso della gente, senza riunioni ma semplicemente affiggendo locandine nei negozi e senza sit-in al semaforo della frana. Una settimana dopo la raccolta delle firme è stata pubblicata tramite stampa la notizia dello stanziamento dei fondi da parte della Regione Umbria, per il ripristino della viabilità in loc. La Frusta: un fatto positivo, segno evidente che era già stata presa una decisione non divulgata. Poco importa di un mese in più o in meno per il ripristino della viabilità interrotta dalla frana, l’importante è la certezza di una imminente sua eliminazione.
Sono state comunque inviate doverosamente e per rispetto di tutti, al Presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini e all’assessore all’ambiente Silvano Rometti, più di 600 firme a suggellare la richiesta di attenzione alle altre due specifiche situazioni e che speriamo verranno prese in considerazione. Gli altrui due punti condivisi dai firmatari sono di prospettiva futura e fanno parte di una zona molto conosciuta a tutti da anni. Si tratta della cava in aderenza alla frazione Cerreto (comune di Panicale). Che è visibile dal Monte Amiata in Toscana.
Al momento la escavazione della cava è interrotta da anni per motivi fallimentari. Esisteva un piano di escavazione e riambientamento (con cartello di progetto titolato così sarà dopo il riambientamento) autorizzato dagli organi competenti con precisi limiti imposti dalla stessa amministrazione in quanto nelle vicinanze della cava esiste un vincolo archeologico, imposto anche dalla soprintendenza per i beni culturali dell’Umbria.
Come da documenti depositati presso lo stesso comune di Panicale, il vincolo al limite della escavazione serve a proteggere un villaggio dell’età del bronzo, vale a dire un villaggio presumibilmente Etrusco. Il passare del tempo delle aste fallimentari a cui la cava è sottoposta da anni, prassi normale qualora non intervengano soggetti interessati all’acquisto, non può e non deve rimandare a chissà quando la necessità di compimento della riambientazione e bonifica della montagna, in evidenti precarie condizioni forse anche di frane, in cui è stata lasciata. Migliaia di metri cubi di detriti hanno lasciato un enorme e abnorme degrado ambientale, strade dissestate e torrenti chiusi dai sedimenti di lavorazione. Attuare il compimento della riambientazione e riportare alla luce un villaggio dell’età del bronzo significherebbe per tutto il comprensorio del Trasimeno una potenziale fonte di reddito e occupazione, come in altre zone dell’Italia baciate da tali storiche fortune.
La Regione Umbria, in una ottica unitaria di valorizzazione del territorio, sta portando avanti a carattere europeo un programma di sviluppo proprio per le zone indicate di notevole interesse storico e paesaggistico. Dal momento che la petizione è stata firmata da cittadini anche di diverso orientamento politico, sarebbe auspicabile che anche contrapposti organi politici, sia a livello regionale che comunali, almeno per questi motivi, fossero di supporto a tale progetto.
Il terzo punto riguarda la strada alle pendici del Monte Marzolana (versante Panicale) che ultimamente è anche dotato di un centro direzionale e piccole aree sosta per le famiglie. La strada oggetto della richiesta di sistemazione, è un tratto viario che per buona parte si trova nella zona dello stesso Monte Marzolana (comune di Magione), inserito dalla Regione Umbria in “Natura 2000”, che assieme alla vicina Brughiera di Panicarola e a ben tre aree archeologiche censite dal comune di Panicale, sono tutelale a livelli regionali ed europei.
Per tranquillizzare noi tutti amanti della natura ecologica senza interventi invasivi, si precisa che la strada non si trova all’interno dei boschi, ma a valle e fuori dai medesimi, al confine con le zone coltivate e abitate, ove tutti i giorni il pullman scolastico del comune di Panicale, assieme ai residenti e non, trovano difficoltà al transito per le condizioni del fondo stradale ove emergono le pietre. La richiesta di attenzione ai tre punti è stata un insieme di necessità immediata e prospettive future con evidenti connotati sociali e storico-culturali. Il pensiero espresso costituisce un patrimonio di intenti sociali degno della massima attenzione, stima e soprattutto da valorizzare a tutti i livelli e differenze politiche.
Luciano Rossini




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