La terza via renziana
La terza via renziana alla segreteria del Pd – e a palazzo Chigi – è lastricata di cattive intenzioni. Almeno sotto il profilo della rappresentanza democratica. Il Tony Blair di Rignano sull’Arno espone senza particolari infingimenti il suo pensiero e spiega che la strada per la vittoria deve obbligatoriamente passare da un sistema maggioritario. Non ti votano? Chi se ne frega. L’importante è avere una preferenza più dell’avversario. «Se vinceremo le primarie – fa sapere il sindaco di Firenze – faremo la legge elettorale, la imporremo e cominceremo dalla Camera, dove abbiamo la maggioranza assoluta e una relazione molto forte con una parte di Scelta civica e con Sel per una legge di impianto bipolarista. I numeri per approvare una legge elettorale alla Camera ci sono». Al Senato no, e questo Renzi lo sa benissimo. Ma, appunto, chi se ne frega.
Il giorno dopo la sua candidatura per la segreteria del partitone tricolore, l’ambizioso sindaco di Firenze mostra tutto il suo scetticismo su ipotesi neocentriste. «Gli italiani vogliono chiarezza», avverte. «A fare il centro ci hanno provato tutti anche Gianfranco Fini», ironizza Renzi, ma «questa cosa del centro è una balla mediatica. Il partito del centro in un modello bipolare semplificato non esiste. Va al voto, prende un po’ di voti di qua e di là. I partiti che fanno le terze vie servono per fare perdere o vincere qualcuno, servono più per togliere voti agli altri». Il ragionamento non fa una piega, ma Renzi volutamente dimentica che il bipolarismo/bipartitismo da lui sognato oggi nel paese non c’è, rimuove la presenza di una forza politica che ha preso quasi il 25% alle elezioni di febbraio. E che i sondaggi accreditano tuttora oltre il 20%. Il Movimento cinque stelle per il sindaco di Firenze semplicemente non esiste. Anzi, è un serbatoio da cui prendere voti. Ipotesi legittima. Ma c’è molta differenza fra cercare di conquistare i voti pentastellati con le armi dell’offerta politica e cancellare dal panorama internazionale il M5S con una torsione ipermaggioritaria della legge elettorale. Va da sé che questo piccolo ma non trascurabile particolare viene totalmente espunto non solo nel ragionamento di Renzi, ma anche nelle domande di giornali e tv che se lo coccolano. «Servono un centrodestra normale, con il quale si possa dialogare senza andare a insultarsi nei talk show – spiega – e un centrosinistra sul modello di Clinton o Tony Blair che sia in grado di governare il Paese e di vincere». L’importante è vincere, o ogni costo.
Vanno presi i voti anche di Grillo e del centrodestra. «Io – taglia corto il rottamatore - della sinistra con la puzza sotto il naso non ne posso più, la sinistra che si crogiola nel com'è bello partecipare mi manda fuori di testa». Quella sul fatto di guardare solo ai voti fuori dal campo storico del Pd, evidenzia il sindaco, «è una polemica poco comprensibile: uno che si candida a fare il segretario del Pd è evidente che vuole i voti». Dopo di che «se vogliamo vincere le prossime elezioni qualcosa a Grillo e qualcosa al centrodestra oltre all'astensione va presa perché se non la prendi devi prendere il voto di Brunetta in Parlamento». Prendi e porta a casa Enrico Letta. Il rottamatore (del Pd) scalda i motori.
Frida Nacinovich




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