Alle Scuderie del Quirinale in mostra i capolavori di Augusto
Di Fabio Isman
LA MOSTRA
Davanti a una serie di busti del primo imperatore di Roma, Eugenio La Rocca, docente alla Sapienza, ex sovraintendente di Roma, racconta a Giorgio Napolitano che «nell’Urbe, la tipologia del ritratto varia, con il mutare del ruolo del personaggio da immortalare»; il Capo dello Stato, che in anteprima visita la mostra di Augusto alle Scuderie del Quirinale, sorride; e dice: «Per fortuna, non accade più», forse pensando a se stesso. L’esposizione, spiega chi l’ha accompagnato, gli è molto piaciuta; d’altro canto, «Augusto è il reggitore che più è stato effigiato: ci restano oltre 200 suoi ritratti. Non potevamo certo averli tutti; ma dei migliori, ne mancano assai pochi», spiega ancora La Rocca, che con il direttore dei Musei Capitolini Claudio Parisi Presicce, Annalisa Lo Monaco, i francesi Cécile Giroire e Daniel Roger, ha curato la rassegna, aperta al pubblico da oggi al 9 febbraio; da marzo a luglio, sarà al Louvre, che l’ha coprodotta: senza il suo intervento, forse non sarebbe mai stato possibile realizzarla.
ARGENTI E CAMMEI
In un’incredibile selva di statue e un’ampia carrellata di monete d’oro, oggetti d’argento, cammei e gioielli, celebra il bimillenario dalla morte di chi ha improntato come pochi la civiltà romana antica. Le Scuderie ridondano di piccoli capolavori inediti: un bronzo con le sue fattezze, parte di una statua equestre ripescata in Grecia, nel Mar Egeo; una colossale da Arles, due metri e 30, che apre la rassegna; i rilievi di un tempio campano, finiti in Spagna nel 1570 e nel 1999 a Budapest (Nola, dove Augusto muore? Pozzuoli?), che formano una serie incredibile; due ritratti inediti, di Lucio e Gaio Cesare, di «Sorgente Group»; il frammento dell’Ara Pacis rimasto purtroppo da sempre al Louvre; il gruppo dei Niobidi, fattura greca ma scoperto negli Horti Sallustiani, ora diviso tra Roma e Copenaghen. Tornati, per l’occasione, anche gli argenti di Boscoreale, donati da Edmond de Rothshild al Louvre nel 1895, che mostrano tutta la raffinatezza delle stoviglie di gran lusso: 22 pezzi dalla Villa della Pisanella, ritrovamento tra i maggiori.
Augusto, più di ogni altro, muta il volto della città: la riforma urbanistica di Campo Marzio, con la sua meridiana; l’Ara Pacis; il Mausoleo; il suo Foro. E infinite statue. L’Augusto di Prima Porta, che è ai Vaticani, riprende il Doriforo di Policleto, una cui copia gli è accanto; «ma qui si può declinare la sua immagine come guerriero, e non c’è corazza più espressiva di quella di Prima Porta, oppure da Pontifex, o anche con la toga, di cui fu lui a stabilire i canoni e i criteri», spiega la soprintendente Mariarosaria Barbera.
LA CURIOSITÀ
Accanto a tante Livia, a tutti i suoi, ai rivali e comprimari d’allora, a tre statue dalla Basilica di Corinto e le Erme in marmo nero dei suoi dei, ecco uno stranissimo reperto: un Granchio in bronzo. Sosteneva un obelisco, il famoso «Ago di Cleopatra», donato dall’Egitto agli Usa dopo il taglio di Suez, e adesso, è a Central Park. L’«Artemide marciante» ostenta il suo leggero sorriso: ma perché non spiegare in mostra che è frutto di scavi di frodo, e, nel catalogo, che i carabinieri, dopo sette anni d’indagini, l’hanno ritrovata nel 2001? Al Verano, un marmista ne aveva tratto quattro copie: vedendola solo in foto, ma ingannando perfino grandi archeologi. Il peccato, però, è veniale: la mostra non ha davvero molto altro di cui farsi perdonare.
Fonte: Il Messaggero del 18 ottobre 2013




Recent comments
12 years 15 weeks ago
12 years 15 weeks ago
12 years 15 weeks ago
12 years 15 weeks ago
12 years 15 weeks ago
12 years 15 weeks ago
12 years 15 weeks ago
12 years 15 weeks ago
12 years 15 weeks ago
12 years 15 weeks ago