Come da copione, la crisi politica in Italia (ma per la verità anche il rischio default degli Usa, con il braccio di ferro in corso tra Democratici e Repubblicani) mette in ginocchio la Borsa. La maglia nera va naturalmente a Milano, che cede l’1,55%, ma pure le piazze europee hanno aperto male e proseguito peggio: Francoforte -0,98%, Parigi -1,08%, Londra -0,73% e Madrid -1,09%. E come da copione, lo spread (il differenziale tra titoli pubblici italiani e tedeschi) balza sopra quota 280 punti base (venerdì aveva chiuso a 263 punti), più alto dunque della differenza tra Bonos spagnoli e Bund tedeschi (a 270 punti). 

A fare le spese di tutto questo baillamme politico-finanziario sono soprattutto i titoli bancari: gli istituti di credito sono i primi acquirenti del debito italiano e l'aumento dei rendimenti, con il contestuale calo del valore nominale dei titoli, zavorra tutti i big del settore, che già non navigano in ottime acque: Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mediobanca e Mps. Il mercato però colpisce duramente anche la galassia Berlusconi, che rischia un pesante contraccolpo sul suo impero industriale: da Mediolanum a Mediaset fino a Mondadori. 
Forse anche per questo, si registra un leggero cambio dei toni da parte del Cavaliere, che benché deciso a non fare passi indietro, ha aperto ad una possibile trattativa affinché il governo resti in carica per approvare i provvedimenti economici (Iva, rata Imu ecc) che l'accelerazione della crisi ha fermato. 
 

Cosa deciderà di fare Berlusconi, comunque, dipenderà molto dall'esito dell'assemblea dei gruppi parlamentari convocata per oggi pomeriggio. Che si annuncia drammatica perché nel Pdl si aggira lo spettro della scissione e il “partito delle colombe” questa volta sembra deciso a dare battaglia, con molti esponenti di spicco (compresi praticamente tutti i ministri dimissionari) pronti a lasciare la “nuova Forza Italia (o meglio a non entrarci proprio). E' in queste condizioni di caos e guerra intestina che il partito del Cavaliere rischia di arrivare a mercoledì, quando dovrà essere nuovamente votata la fiducia a Letta. E allora qualsiasi cosa potrebbe succedere, con conseguenze irrimediabili per le sorti del Pdl stesso. Di qui la decisione del Cavaliere di convocare i gruppi per «decidere tutti insieme», dopo però aver preso la decisione che conta (far dimettere i ministri) senza aver minimamente coinvolto il gruppo dirigente del partito. Si vedrà.
In fondo, Berlusconi ha tempo fino a mercoledì per “cambiare idea”. Il rinvio a mercoledì del voto di fiducia (inizialmente fissato per martedì), deciso ieri da Letta e Napolitano, serve anche a questo: concedere al Cavaliere altre 24 ore. E allora «ognuno si prenderà le sue responsabilità – ha detto il premier Letta - Non ho intenzione di governare a tutti i costi, serve una fiducia che consenta di applicare il programma, non per tre giorni. Se non c'è tirerò le conclusioni». Il che non significa elezioni, beninteso: «Non si può e non si deve votare con il Porcellum perché non garantisce la maggioranza al Senato». 
Che è, insieme alla legge di stabilità, il motivo per cui Letta non si è ancora dimesso: d'accordo con Napolitano, tenterà un nuovo giro e se gli andrà male, il presidente della Repubblica calerà l'ultima (si spera) carta: un governo di scopo (un premier senz'altro si trova) che cambi la legge elettorale e approvi la legge di bilancio.

Fitch: «Rischio rating». La crisi politica mette a rischio il raggiungimento degli obiettivi di bilancio dell’Italia. Secondo l'agenzia di rating «la potenziale caduta del Governo di coalizione mette a rischio i target di politica fiscale a breve e medio termine e crea incertezza in un periodo cruciale in cui dovrebbe essere finalizzata la legge di stabilità 2014». E dunque, «una prolungata incertezza sulle politiche economiche e fiscali, una minore fiducia sul fatto che il rapporto debito/pil calerà a partire dal 2014 e il mancato rispetto del vincolo costituzione del pareggio di bilancio» sono «potenziali fattori scatenanti» per una riduzione del rating dell’Italia, ora a ‘BBB+’ con Outlook negativo. I rating riflettono anche l’opinione di Fitch che l’Italia continuerà ad aver accesso ai mercati per finanziarsi e, in caso di necessità, verrebbe richiesto ed ottenuto l’intervento della Ue per evitare tensioni sulla liquidità sovrana. Tuttavia, se la crisi politica impedirà di presentare il budget 2014 alla Commissione Europea il 15 ottobre o se l’Italia non sarà capace di rispettare i vincoli del Patto di Stabilità e Crescita, allora - conclude Fitch - potrebbe essere meno probabile un sostegno da parte della Ue, in considerazione delle condizioni che sono previste per la concessione di tale sostegno.

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