Tutti in divisa a controllare la città
C’è da rimanere sconcertati nel vedere l’involuzione culturale, prima ancora che politica, che i temi della sicurezza e della lotta alla droga stanno subendo a Perugia. E lo sconcerto è tanto maggiore quanto più, in una città tradizionalmente progressista, viene da sedi istituzionali, forze e personalità della sinistra.
Dunque, ricapitolando: nelle ultime settimane si è molto discusso in città (assemblea di Piazza Grimana, audizione delle associazioni presso il Consiglio regionale, ma anche altri interventi di esponenti politici) di criminalità e spaccio. Il problema qual è? E’ che, in prevalenza, in queste discussioni, i temi della sicurezza sono stati derubricati a questioni di polizia, sostanzialmente oscurando o trascurando il contesto e l’orizzonte ambientale e sociale.
Da siffatta impostazione (perfettamente collimante con la cultura forcaiola e giustizialista da tempo dominante su questi temi) sono emerse proposte che in altri tempi (neanche molto lontani) sarebbero state impensabili, almeno in questa città. L’asse culturale di queste proposte è la corresponsabilizzazione del cittadino nell’azione repressiva. In questo ambito si va da cose giuste in linea di principio o “innocue”, come il sostegno alle forze dell’ordine o la denuncia dei reati, ad altre dal suono decisamente sinistro come la delazione, ad altre ancora da rigettare per principio, come la formazione di “squadre” (mamma mia, in certi casi solo le parole generano sgomento!) incaricate di rastrellare i quartieri alla ricerca non si capisce bene di che, forse degli affitti in nero o abusivi.
Rimaniamo fermi al principio che la polizia è pagata (forse dovrebbe esserlo meglio) per fare il suo mestiere e che i cittadini, quando interferiscono in compiti non propri, fanno solo confusione e generano rischi per se e per gli altri.
Ma il problema non è soltanto, o soprattutto, questo. Il problema è che una malattia non si cura se non se ne individuano e curano le cause. Ora, si può ritenere che la desertificazione del centro storico e la congestione commerciale e urbanistica delle periferie non abbiano correlazione con il dilagare dello spaccio e la crescita della criminalità, piccola o grande che sia? Si può pensare che l’avere una città disarticolata e senz’anima non abbia incidenza sui fenomeni degenerativi del vivere urbano? Si può non vedere che gli studenti ed, in generale, i giovani, nel centro storico e negli altri quartieri, sono ritenuti solo una fonte di reddito (edilizio e commerciale) e che il Comune e le istituzioni pubbliche,fanno poco o niente, per l’accoglienza, l’ospitalità, l’integrazione, gli interessi e i consumi culturali della gioventù?!
Quante volte abbiamo sentito ripetere da ragazzi e ragazze che a Perugia, al contrario di altre città omologhe di cui si potrebbero fare i nomi, non c’è niente altro da fare se non drogarsi?! L’omicidio di Meredith (capisco i problemi che comportava!) è stato derubricato, dagli amministratori pubblici, ad un fatto “estraneo” alla città e al suo buon modo di essere. Ed è stato un errore, perché, senza criminalizzare nessuno, doveva essere l’occasione per una grande riflessione pubblica e collettiva sul Perugia, sul suo modo di essere e sul suo rapporto con i giovani.
E’ grave che passi una idea della sicurezza forcaiola o comunque avulsa dal contesto reale. Può far comodo a chi pensa che la città è ben amministrata e che bisogna continuare così. Ma sarebbe una ennesima sconfitta per una cultura di sinistra e soprattutto un errore per la città. Anche i temi della sicurezza, anzi soprattutto essi, chiamano in causa il modello di sviluppo urbano che si è costruito e che si ha in mente per il futuro. Se non si comincia a discutere di questo, a voglia a travestire i cittadini da poliziotti!
Leonardo Caponi




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