Europa-Regioni:nuove regole Ue, piccoli aeroporti a rischio
BRUXELLES - Aeroporti di piccole e medie dimensioni a rischio di soccombere in Italia, con i nuovi orientamenti della proposta di revisione delle regole sugli aiuti di stato per il finanziamento degli aeroporti e delle linee aeree che la dg Concorrenza, guidata dal vicepresidente della Commissione Ue Joaquin Almunia, ha sottoposto a consultazione pubblica.
Si tratta uno dei tasselli dell'ampio processo di aggiornamento delle regole di concorrenza che entreranno in vigore dal 2014 e che riguardano tutti i settori dell'economia. E il settore dell'aviazione e' stato uno dei primi a cui e' stata messa mano.
Una provvedimento che ha fatto balzare sulla sedia i governatori delle Regioni e responsabili delle associazioni di settore, sollevando l'attenzione del presidente della Commissione Politiche dell'Ue del Senato Vannino Chiti, che ha invitato Parlamento, Governo e Regioni a fare un gioco di
squadra per scongiurare il pericolo.
Proprio su questo tema oggi la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, ha proposto alla Commissione per le Politiche di Coesione Territoriale del Comitato delle Regioni europeo un parere col quale si fa portavoce delle istanze delle Regioni italiane ed europee a difesa delle piccole realta' aeroportuali che giocano un ruolo essenziale, dice la Marini, non solo per la mobilita' dei cittadini, ma anche per il rilancio
delle economie regionali.
Il parere, dopo il voto della plenaria di novembre, arrivera' sulle scrivanie della dg di Almunia, anche se il Commissario non e' vincolato a tenerlo in considerazione perche' nel settore della concorrenza la Commissione europea detiene potere esclusivi.
"Crediamo fermamente - ha detto Marini - che il sostegno pubblico di questi aeroporti non configuri aiuto di Stato, perche' incapace di alterare i flussi commerciali e le condizioni di concorrenza tra Stati membri e nemmeno tra Regioni".
In pratica, la Commissione ritiene che sul territorio europeo ci siano troppi aeroporti piccoli e in perdita, e quindi "inefficienti", che sopravvivono solo grazie al foraggiamento di denaro pubblico. Per questo motivo si sta pensando di introdurre, in modo obbligatorio e per tutti gli aeroporti,
modelli privati di mercato che, allo scadere dei dieci anni dall'entrata in vigore delle nuove linee guida, dovrebbero consentire a tutti gli aeroporti di reggersi da soli sul mercato. Se questo non avverra', il mercato li condannera' alla chiusura fisiologica.
Un modello che prevede l'interruzione tout court degli stanziamenti per i costi operativi degli scali ed una limitazione degli aiuti agli investimenti modulata in base alla dimensione degli aeroporti (75% sotto il milione di passeggeri; 50% tra uno e tre milioni; 25% tra i 3 ed i 5 milioni; per
arrivare a zero sopra i cinque milioni). Un'iniziativa che mette a repentaglio la sopravvivenza della maggior parte degli aeroporti medio-piccoli.
Fanno eccezione gli scali sotto i 200mila passeggeri, in regioni con situazioni geografiche svantaggiate, sui quali gli enti regionali o locali hanno ufficialmente imposto obbligo di servizio pubblico (e cosi' facendo si sono anche formalmente accollati la copertura continuativa di tutti i costi operativi).
Di fronte a questo il parere presentato di Marini cerca un ammorbidimento, una flessibilita' che consenta di differenziare il trattamento dei grandi aeroporti da quello per gli scali medio-piccoli, senza penalizzare questi ultimi. Ovvero: concentrare le regole degli aiuti di Stato su quelle realta' che
effettivamente possono minacciare di alterare la concorrenza intra europea, e lasciare quindi la gestione dei piccolissimi aeroporti sotto i 200.000 passeggeri alla discrezionalita' dei Governi regionali e locali, anche quando non gli viene imposto obbligo di servizio pubblico.
Per quelli tra i 200mila ed un milione non precludere il sostegno pubblico dei costi operativi degli scali dopo il periodo di transizione di 10 anni, ma dare l'opportunita' di fare una revisione allo scadere dei dieci anni e sulla base di questo negoziare come calibrare gli interventi per il periodo
successivo.
In generale, valorizzare il ruolo pubblico nel finanziamento delle infrastrutture, come autentica missione istituzionale, e non come intervento che altera il mercato, soprattutto dove si interviene per migliorare l'intermodalita' degli aeroporti e la loro integrazione con gli altri modi di trasporto.
Questi i dati passeggeri degli aeroporti italiani nel 2012 secondo i dati di Assaeroporti:
Oltre 5 milioni di passeggeri
1) Roma FCO 36.980.911
2) Milano MXP 18.537.301
3) Milano LIN 9.229.890
4) Venezia 8.188.455
5) Bergamo 8.890.720
6) Catania 6.246.888
7) Bologna 5.958.648
8) Napoli 5.801.836
Tra i 3 ed i 5 milioni di passeggeri
1) Palermo 4.608.533
2) Roma CIA 4.497.376
3) Pisa 4.494.915
4) Bari 3.780.112
5) Torino 3.521.847
6) Cagliari 3.592.020
7) Verona 3.198.788
Tra 1 e 3 milioni di passeggeri
1) Lamezia T. 2.208.382
2) Brindisi 2.101.045
3) Firenze 1.852.619
4) Olbia 1.887.640
5) Alghero 1.518.870
6) Trapani 1.578.753
7) Genova 1.381.693
8) Treviso 2.333.758
Tra 200 mila e 1 milione di passegeri
1) Rimini 795.872
2) Trieste-R.dei L.882.146
3) Ancona 564.576
4) Reggio Cal. 571.694
5) Pescara 563.187
6) Forli' 261.939
7) Parma 177.807
8) Cuneo 236.113
9) Perugia 201.926
Meno di 200 mila passeggeri
1) Crotone 154.250
2) Bolzano 45.328
3) Foggia 7.544
4) Brescia 22.669
5) Grosseto 4.382
6) Siena 3.745
TOTALE 146.884.178




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