Disastro Merloni e crisi Appennino umbro/Graciolini: “Pieno sostegno lavoratori"
La crisi del sistema industriale dell'Appennino umbro, per le conseguenze sociali che determina, è una delle peggiori che si riscontra in Italia. Questa crisi è strutturale e straordinaria. Per affrontarla non servono politiche convenzionali, di minutissimo mantenimento, ma servono politiche industriali ed interventi straordinari in grado di invertire radicalmente la rotta.
La sentenza del tribunale di Ancona con la cancellazione della transazione Merloni/JP è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso e le pur necessarie mobilitazioni delle lavoratrici e dei lavoratori non si devono sciupare ad esclusivo sostegno di un ricorso giudiziario o di un appello ad un non meglio precisato intervento del governo, delle Regioni e degli enti locali.
Dalla partecipazione alla manifestazione di questa mattina a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori dell'ex Antonio Merloni, come sempre abbiamo fatto nei lunghi anni di questa vertenza, dai 50 e passa lanci d'agenzia che si sono susseguiti ieri con le dichiarazioni di altrettanti esponenti politici e sociali in concomitanza dei presidi sindacali davanti ai cancelli della grande fabbrica e perfino dalla mozione votata dal consiglio regionale a puntuale sostegno della vertenza, non traiamo però la sensazione che vi sia la piena consapevolezza dello stato reale delle cose e, soprattutto, una nuova e più compiuta strategia per affrontarlo.
V'è anzi la riproposizione di ricette consuete e di misure minime con l'unica differenza che, d'incanto, stranamente, tutti oggi fanno a gara nel dare addosso alle banche, in un inatteso esercizio di rivoluzionarismo antiplutocratico: la buonanotte si vede dunque dal mattino e nessuno dubiti che almeno la cassa integrazione verrà prorogata per tutti i lavoratori. Il governo delle larghe intese non può certo permettersi l'esplosione del conflitto sociale, ma la sorte delle nostre comunità e di un intero territorio sotto il profilo del collasso economico e del macello sociale sarebbe comunque segnata, in assenza di interventi radicalmente diversi da quelli messi in campo fino ad oggi.
Questa mattina, di fronte alle lavoratrici e ai lavoratori di JP in lotta per il posto di lavoro, abbiamo perciò ribadito la necessità di pretendere dai Sindaci e dalle Regioni dell'Umbria e delle Marche la dichiarazione di stato di emergenza economica e sociale per questo territorio ed abbiamo invitato i sindacati a ricostruire l'unità necessaria tra tutte le lavoratrici ed i lavoratori della ex Antonio Merloni e di tutte le grandi vertenze che stanno drammaticamente interessando le nostre comunità.
Va proclamato uno sciopero generale nell'Umbria e nelle Marche, coinvolgendo anche le associazioni datoriali dell'industria, del commercio, dell'artigianato e dei servizi affinché il governo senta bene la drammaticità della crisi e si prodighi per affrontarla, definendo una nuova strategia di politica economica contro la desertificazione industriale e per l'occupazione.
Ribadiamo perciò con forza le linee essenziali dell'unica strategia in grado di invertire la rotta dalle nostre parti: una piattaforma che dovrebbe essere fatta propria dalle Regioni, dagli enti locali, dalle organizzazioni sindacali e da tutte le forze politiche e sociali.
Dichiarazione di stato d'emergenza economica e sociale e istituzione di un tavolo di crisi;
- Rivisitazione dell'Accordo di programma per la definizione di un piano straordinario del lavoro con l'assegnazione delle risorse ai Comuni nel ruolo di soggetti attuatori;
- Respingere il piano di esuberi e di delocalizzazione della Indesit;
- Decreto per la proroga degli ammortizzatori sociali per tutti i lavoratori interessati dalla loro scadenza;
Determinazione di franchigie fiscali e contributive a sostegno degli investimenti produttivi e socialmente responsabili nel territorio interessato dalla crisi;
- Prosecuzione dell'attività produttiva all'ex Antonio Merloni e ripresa in carico di tutte le sue maestranze con un nuovo regime a commissario unico;
- Nazionalizzazione senza indennizzo, anche transitoria, dell'ex Antonio Merloni per mettere in sicurezza il suo patrimonio industriale, per ridefinire un progetto industriale più credibile (anche di conversione) e per costruire un futuro assetto della proprietà che tenga ovviamente conto dell'unica soluzione concreta profilatasi in questi mesi con Porcarelli e JP Industries.
La lotta per il lavoro nel nostro territorio va associata ad una nuova piattaforma politica, sociale e sindacale contro l'austerità e le politiche economiche e sociali di smantellamento del welfare e di ulteriore privatizzazione del patrimonio industriale dello Stato, per un nuovo intervento pubblico nell'economia, per una nuova politica industriale e per una nuova politica di sostegno alla domanda. La nostra vicinanza alle lavoratrici ed ai lavoratori della Merloni non ha i caratteri della solidarietà pelosa o il fine dello scoop fotografico per la visibilità e la propaganda, ma ha l'ambizione di costruire un'alternativa alle politiche fallimentari tuttora vigenti in questo Paese e perseguite dal governo delle larghe intese e dalle forze politiche che lo sostengono, in nome e per conto degli interessi dei potentati finanziari e, per l'appunto, dei signori delle banche.
La vicenda del nostro territorio è lo specchio del disastro italiano: se non si alza il tiro, la buonanotte è più vicina di quanto si creda.
Per la sinistra per Gualdo
Gianluca Graciolini




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