40 anni fa il Golpe fascista in Cile. Il sogno di Allende ancora vive
PERUGIA - 40 anni fa, l’11 settembre del 1973, il Cile precipitava nella feroce dittatura di Augusto Pinochet. Con un colpo di stato ordito dall’esercito con la complicità degli Stati Uniti d’America venne spazzato via il sogno di Salvador Allende, presidente democraticamente eletto, impegnato sin dal suo insediamento in una intensa attività riformatrice, dalla nazionalizzazione delle grandi imprese alla riforma del sistema scolastico, dalla distribuzione gratuita di latte per i bambini al tentativo di riforma agraria. Quella che lo stesso Allende chiamava “la via cilena al socialismo” altro non era che un grande progetto di modernizzazione del Cile, in una America latina segnata dalle gesta di despoti locali che, con il sostegno dei poteri forti e degli USA, imbrigliavano le straordinarie capacità di un intero continente.
Il colpo di stato cileno non è stato solamente un episodio tra tanti che hanno caratterizzato la storia di quella parte di mondo. È diventato il paradigma della reazione ceca e violenta alla legittima aspirazione di un popolo di determinare il proprio presente e il proprio futuro, una ferocia fredda e bestiale la cui intensità è pari solo alla assoluta indifferenza con cui l’opinione pubblica internazionale ha guardato all’inferno cileno. Un sostegno che, invece, non mancò ai profughi e agli esiliati democratici, socialisti, comunisti e rivoluzionari cileni da parte della sinistra internazionale, ivi compresa la sinistra umbra e perugina, che dette vita ad un grande movimento di solidarietà e di accoglienza.
Il regime civico – militare che durò 17 anni instaurò una dittatura che fu anche un laboratorio, a livello mondiale, per l’applicazione di politiche neoliberiste: ridimensionamento del ruolo dello stato, privatizzazioni massicce, mercificazione dell’istruzione e della salute, con un conseguente aumento delle disuguaglianze a beneficio dei potenti. Anche per questo la figura di Allende brilla per la sua lungimiranza. Storico il suo discorso all’Assemblea generale dell’ONU il 4 dicembre 1972 sulla globalizzazione neoliberista, contro il potere delle multinazionali e la capacità di queste di interferire sulle decisioni fondamentali degli Stati.
Ancora oggi è lucido in me il ricordo di quelle ore drammatiche e la risposta immediata con una grande manifestazione tenutasi da Piazza Grimana a Piazza IV Novembre, per protestare e denunciare la rottura democratica in Cile, esprimere il sostegno al legittimo governo di “Unidad Popular”, condannare la criminale ingerenza del governo USA e dei fascisti cileni
Quelle pagine buie della storia ancora oggi scuotono le coscienze del popolo cileno. Il dibattito mai sopito sulle responsabilità e sulle connivenze con Pinochet, in occasione della presa del potere, testimonia la profondità di una ferita ancora aperta che chiama in causa tutti noi, nessuno escluso, affinché eventi analoghi non abbiano più a ripetersi.
Gli orrori dell’Estadio Nacional de Chile e dei desaparecidos, delle torture, dei massacri e delle torture ai danni di cittadini inermi siano da monito soprattutto oggi che siamo sull’orlo di una nuova aggressione militare contro il popolo siriano.
Desidero esprimere piena vicinanza al Cile e al popolo cileno, nel ricordo del presidente Allende il cui sogno di libertà e di progresso sociale non è stato cancellato nemmeno dalla feroce dittatura militare. Un esempio per tutti coloro che quotidianamente lottano per un mondo migliore.
L’Assessore Stefano Vinti




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