La Giunta Morroni, in un clima da agonia, di forti tensioni interne e di primi accenni di quelle sociali, ha dunque approntato il bilancio di previsione 2013 nelle segrete stanze, senza alcuna partecipazione reale e col solo sostegno di quel che resta della sua maggioranza: ha tempo fino alla fine di novembre per approvarlo. Nel mentre con la stangata Tares si fa cassa spennando le famiglie gualdesi, i lavoratori e le piccole imprese, le preoccupazioni e gli allarmi da noi ripetutamente lanciati in questi mesi in merito alle scelte di fondo compiute da questa Amministrazione comunale trovano puntuale e sconcertante conferma nella bozza di bilancio illustrataci nei giorni scorsi.

 

L'ultima manovra di bilancio della Giunta Morroni si caratterizza come un concentrato di scelte che si spingono ben oltre il famoso raschiamento del barile, sono l'esatta fotografia del programma svendi e regala Gualdo cui ci hanno abituato in questi anni e sono aggravate da un'arroganza politico-amministrativa senza pari e senza precedenti: quella che vorrebbe far credere ai gualdesi che a questo scempio non ci sono alternative e quella per cui alle future amministrazioni comunali si lascerebbero in gestione solo delle macerie, come a dire dopo di noi il diluvio.

Tutto ciò per salvarsi la ghirba e tentare irresponsabilmente di giocarsi il tutto per tutto, in vista delle imminenti elezioni amministrative, contro l'interesse generale della collettività e rubando il futuro stesso alla nostra Città.

 

Primo. La Giunta Morroni intende farsi anticipare subito le royalties derivanti dall'esecuzione del progetto delle pensiline fotovoltaiche per un importo pari a 250 mila euro, con lo scopo di utilizzarli per i più classici interventi da campagna elettorale. Dopo essersi accontentati delle briciole in cambio di una succulentissima concessione di un diritto di superficie su 25 mila metri quadrati e rotti di proprietà pubbliche, ora si rinuncia anche ad una buona parte degli introiti originariamente stabiliti per i vent'anni della concessione, si ricalcolano a stucco i proventi e ci si accontenta di un'inezia. Con la scusa della necessità di chiudere il bilancio e di intervenire con opere di manutenzione straordinaria e di miglioramento urbano, la stessa Amministrazione comunale che in quattro anni non è riuscita a tappare una buca stradale, fa un altro regalo ai privati ed aggiungerebbe alla beffa un danno erariale che sarà nostra premura e nostro dovere segnalare alla Corte dei Conti, solo se si volesse proseguire per questa via.

 

Secondo. Anziché dirci come e quando si intenda fare per recuperare ed incamerare quanto è dovuto al Comune per i tre anni di attività estrattiva derivanti dalla concessione per la riapertura delle cave di Vaccara, la Giunta Morroni persevera diabolicamente anche in questo bilancio ad iscrivervi quelle entrate pari a 270 mila euro che deriverebbero dalla vendita del materiale lapideo spettato all'Ente locale. In questo caso la manovra di bilancio è stata fatta precedere da una delibera di Giunta, la n° 193 dello scorso 23 agosto, che a nostro avviso contiene forti vizi di legittimità. Con essa, per quanto si stabilisca l'inadempienza della ditta Cava Mancini nei confronti del Comune e la conseguente decadenza della stessa quale precedente aggiudicataria del cosiddetto materiale lapideo, si è sancito il ricorso alla trattativa privata a seguito di una nuova istanza fatta pervenire dal consorzio cavatori Alto Chiascio e si è demandato al funzionario responsabile del procedimento di “determinare il congruo prezzo unitario di vendita del materiale lapideo nella disponibilità del comune affinché lo stesso risulti “concorrenziale” sul mercato e che, pur determinando un adeguato introito economico per l’Amministrazione medesima, risulti altresì vantaggioso anche per gli acquirenti”.

Come si vede, non ci sarebbe più calzante ritratto della finanza creativa a perdere che si dimostra con l'esito in tutto e per tutto fallimentare della scelta di riaprire le cave, per attestare ancora una volta il più inglorioso pasticcio di questa Giunta e la sua pervicace volontà svendiGualdo. Ed è grave che oggi si intenda giustificare quest'ulteriore pasticcio con la scusa degli interventi a sostegno all'equilibrio finanziario del Comune e con quella di evitare un ulteriore inasprimento della pressione tributaria, come se nel frattempo, in questi anni di Giunta Morroni, questa non fosse quasi raddoppiata.

 

Terzo. Sempre con queste scuse, la Giunta Morroni ha deciso di intaccare per 300 mila euro il fondo del personale (880 mila euro complessivamente disponibili) che la precedente Amministrazione comunale aveva deciso di accantonare per sostenere il processo di stabilizzazione dei precari. Una scelta agghiacciante che pone grave pregiudizio sul futuro dell'Ente e sulla sua capacità di continuare a garantire con un minimo di decenza i servizi ai cittadini, scaricando sui lavoratori pubblici il peso della stabilità finanziaria. Anche in questo caso, si colpiscono dunque i lavoratori e c'è l'intento di mettere gualdesi contro gualdesi, secondo il peggior canovaccio della più tradizionale guerra tra poveri, come se i lavoratori del pubblico impiego, tra precarietà prima e blocco degli stipendi dopo, non abbiano già pagato pesantemente la crisi e i tagli ai Comuni. In tutti gli altri contesti, vicini e lontani, basterebbe solo l'accenno ad una manovra del genere perché le rappresentanze sindacali rovescino ogni tavolo di trattativa, senza neanche farlo insediare. É quello che ci aspettiamo nei prossimi giorni dai sindacati della funzione pubblica del Comune di Gualdo Tadino, considerato che l'istituzione di quel fondo si deve anche ai loro suggerimenti dell'epoca ed alle loro forti sollecitazioni.

 

Quarto. Parlare di rilancio dell'economia locale alla luce di questo quadro ed in base a queste scelte è come parlare del sesso degli angeli, ma la tenacia svendiGualdo non si esaurisce certo in esse e riprende il sopravvento quando si prevede l'utilizzo immediato del 50% degli oneri di urbanizzazione per l'area ex consorzio. La realizzazione dell'ennesimo centro commerciale con annesso supermercato, tutto ciò che di nefasto ne conseguirà per l'economia locale, la coesione sociale e la qualità della vita dei gualdesi e l'utilizzo a questo fine di 3500 metri quadrati di proprietà pubblica comunale valgono dunque bene l'anticipo della miseria di 60 mila euro? Non c'è che dire.

 

Quinto. Del cosiddetto I Care non v'è più traccia se non per un insignificante rifinanziamento del progetto per uno scarno importo di 15 mila euro. Bene così. Evidentemente non ci crede più neanche la Giunta che ad esso aveva destinato l'unico tesoretto disponibile negli anni scorsi (un totale di 420 mila euro) per consulenze dalla dubbia utilità pubblica ed in più larga parte per fare inaspettati regalini agli istituti di credito locali, come se nel frattempo le loro centrali non ne avessero ricevuti abbastanza e non avessero continuato a riceverne dalla troika europea e dal governo italiano. Se avesse usato quei soldi per dei progetti e dei bandi ad hoc utili alla efficientizzazione energetica delle case, o per i servizi sociali, o per le pubbliche manutenzioni, o per alleviare il carico fiscale delle famiglie (come pur gli avevamo proposto), ne avrebbe trovato un giovamento senz'altro più tangibile l'economia locale, per una sua maggiore sostenibilità ambientale e sociale.

 

Al contrario, sempre per seguire lo spartito svendi e regala Gualdo, il Sindaco e la Giunta hanno preferito accordare contributi in conto interessi alle imprese che stavano per nascere ed istituire un fondo comunale di garanzia. Se queste misure non erano certo decisive per le imprese ai fini della concessione di un prestito bancario ed ai singoli successi delle intraprese, il rischio naturale di impresa, ma soprattutto quello legato alla restituzione del prodotto finanziario per cui le banche si fanno pagare lauti interessi dai contraenti, è stato scaricato sulla collettività attraverso le garanzie concesse dal Comune. Se una delle imprese garantite dal Comune nel frattempo dovesse fallire e non fosse nelle condizioni di restituire il prestito, ci penserebbe il Pantalone dei gualdesi, almeno in parte. Un regalo alle banche per l'appunto che a differenza dei cofidi tradizionali sgrava le associazioni di categoria. É su questo sistema generalizzatosi in Italia che è di recente intervenuta l'OCSE nel suo tradizionale rapporto annuale sul nostro Paese. E non è stato certo tenera l'organizzazione: quest'andazzo va ad alimentare il cosiddetto sistema bancario ombra in quanto i prestiti concessi a questo modo non sono controllabili dalle banche centrali e proprio perché i rischi di questo “giro” si scaricano sull'intera collettività.

 

Se il Sindaco, la Giunta e il PDL ci hanno deliziato in questi mesi con un I Care che avrebbe fatto bella mostra di sé in vetrine nazionali, noi abbiamo certo trovato il modo per esaltarne le sue “doti” perfino nel palcoscenico internazionale.

 

Sesto. A fronte di tutti questi regali per una manciata di pochi e soliti noti fortunati, alla generalità dei gualdesi e a coloro che tra essi sono più prostrati dalla crisi, dalle politiche di austerità, dal taglio dei servizi pubblici, dallo smantellamento del welfare in tutte le sue varianti, dalla disoccupazione, dalla precarietà e dalla falcidia dei redditi da lavoro e da pensione, la manovra di bilancio della Giunta Morroni riserva meno delle briciole e la carità più misera e pelosa. Una no tax area per l'addizionale IRPEF pari a 17 mila euro di gettito complessivamente “mancato” (meno dei 18 mila euro del famoso contributo annuale recentemente concesso dalla Giunta al Gualdo basket), 15 mila euro per il fondo di solidarietà ed un insignificante importo tuttora da definire per implementare il bonus regionale Tares che per il nostro Comune è pari a 10 mila euro. L'ordine delle priorità per combattere la crisi è dunque letteralmente ribaltato. In questo bilancio v'è una redistribuzione dei redditi e degli oneri sociali all'incontrario: gustosissimi regali ai già ricchi, stangate per tutti gli altri e miseria istituzionalizzata. Uno spaventoso ed anche moralmente insopportabile concentrato di disuguaglianza sociale misto ad un liberismo sciatto e cialtrone in tenuta locale, il tutto condito da una sconcertante improvvisazione nella gestione economica e finanziaria dell'Ente e dei servizi che ad esso fanno capo.

 

Settimo. Nello stesso Comune che negli ultimi quattro anni ha subito tagli per 3 milioni e settecentomila euro dalle scellerate politiche di austerità messe in campo dai governi Berlusconi, Monti e Letta, in quello stesso Comune strozzato dall'inasprimento prima e dal mantenimento oggi dei vincoli più rigidi del Patto di stabilità, nel Comune che dovrà fare a meno delle entrate dell'IMU dopo la sua abolizione decisa dal governo anche per i più ricchi, alla vigilia dell'introduzione di una Service Tax che si preannuncia con tante lacrime e sangue per i cittadini, le linee di indirizzo di questa manovra di bilancio si astengono ignominiosamente dal fare cenno e menzione sul come si intenda prendere almeno politicamente di petto questa situazione e restituire al Comune la dignità perduta, la sua reale autonomia finanziaria ed organizzativa prevista dal dettato costituzionale e la sua capacità di dare risposte concrete ai bisogni dei cittadini.

 

Di fronte alle più vere criticità finanziarie ed amministrative che strozzano il nostro Comune, nell'approccio politico di questo Sindaco e di questa Giunta non v'è traccia di coraggio politico e di consapevolezza della realtà, per fare dell'Ente più prossimo ai cittadini, per quel che ad esso compete, per ciò che ad esso è più necessario e per quel che ad esso resta di agire, una delle leve fondamentali per uscire dalla crisi, mettendo dal basso in discussione le politiche dell'austerità e dei tagli indiscriminati al welfare, ribellandosi concretamente ai vincoli del Patto di stabilità e realizzando una nuova comunità coesa e deliberante di cittadini posta a salvaguardia dei beni comuni (lavoro, diritti sociali, ambiente, istruzione, salute, acqua, qualità della vita, informazione, conoscenza e nuove tecnologie, energia), capace di badare solo all'interesse generale ed in grado di sollevarsi per il proprio riscatto economico e sociale.

 

La via di questa Giunta è il contrario di ciò che serve alla nostra Città e la sua bozza di bilancio è la più impietosa delle testimonianze a conferma di una volontà e di un vero e proprio progetto svendiGualdo utile solo alla conservazione del potere con il sostegno di quelle cricche locali che dall'attuazione di questo programma stanno traendo benefici esclusivi, privilegi feudali e regalie impudiche.

 

L'operazione verità sulla manovra di bilancio ipotizzata dalla Giunta Morroni e tuttora al vaglio tormentantissimo della maggioranza deve servire a rendere pienamente consapevoli i gualdesi della vera posta in gioco. Dietro la stangata della Tares c'è tutto questo e tanto altro ancora e contro tutto questo sono chiamati a svegliarsi. Nella mattinata di sabato prossimo, in Piazza Martiri alle 10.00, ne avranno l'occasione, almeno coloro che vogliono cambiare l'andazzo presente, partecipando al primo presidio popolare contro la stangata che ha fatto da prologo al bilancio raschiabarile e svendiGualdo che si intende varare. Dobbiamo fermare questa Giunta ed insieme costruire l'alternativa a questi pedissequi interpreti locali delle politiche del neoliberismo e dell'austerità, oltre che del berlusconismo, della sua più vuota propaganda e della sua natura profondamente antidemocratica ed incivile. Contro quelle stesse politiche che anche a Gualdo hanno causato la crisi e che stanno seminando per preparare la prossima, arricchendo sempre di più i pochi già ricchi e gettando nel baratro tutti gli altri.

 

 

Per la sinistra per Gualdo

Gianluca Graciolini

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