Berlusconi unisce il Pd, il congresso lo divide
Il congresso Pd si farà, anche se i renziani continuano ad urlare che la segreteria non vuole farlo. L’ambiziosissimo rottamatore del Pd vuole, fortissimamente vuole, andare a palazzo Chigi. Sarebbe già una sconfitta checché ne dica continuare a fare il sindaco di Firenze. Men che mai gli interessa diventare segretario di un partito sempre più ingovernabile. Vassaali, valvassoori e valvassini continuano a dettare legge nel partitone tricolore, se perfino Walter Veltroni viene ascoltato come vecchio saggio del Pd (vedi pagina intera di intervista dedicatagli domenica scorsa dal quotidiano di riferimento democrat, che non è l’Unità e nemmeno Europa) non si va molto lontano.
Matteo Renzi spera che Silvio Berlusconi faccia il lavoro sporco per lui, ma Giorgio Napolitano non ha alcuna intenzione di chiudere la legislatura dopo appena sei mesi. La base Pd si interroga, non tutti capiscono e non tutti si adeguano ma si va avanti comunque, verso il congresso. Anche Renzi, come hanno fatto Guglielmo Epifani e Gianni Cuperlo, farà il suo tour delle feste del partito. Insomma arriverà nuova linfa per la discussione politica, a 360°. Cosa è il Pd? Dove va il Pd? Perché il Pd si è alleato con il Pdl? Avremmo potuto fare altrimenti? Cosa faremo domani? E’ sempre piaciuto tanto chiacchierare. Intanto Matteo Orfini mette le mani avanti: «Se il Pdl apre la crisi ora e in questo modo, credo proprio che si andrà al voto in autunno. A quel punto penso diventerebbe inevitabile uno slittamento del congresso, perché mancherebbe il tempo necessario, dovendo affrontare le primarie per decidere il candidato premier del centrosinistra». E ancora: «In caso di primarie non ci sarebbero solo i nomi di Renzi e Letta ma anche un terzo candidato. E comunque oggi non mi sembra il caso di fare nomi, perché la crisi di governo ancora non c’è». Traduzione: Massimo D’Alema vede bene Renzi premier ma non lo vuole segretario del partito. Troppo divisivo. O per meglio dire un elefante in un negozio di cristalleria.
Due giorni dopo il «supervertice» di Arcore, il Pdl rimette sul tavolo tutte le possibili «soluzioni» al caso Berlusconi. La grazia (Maurizio Gasparri), la commutazione della pena (Fabrizio Cicchitto), mentre sul ricorso alla Corte costituzionale contro la legge Severino trova una minima sponda a sinistra in Luciano Violante. Certo è che sarebbe anche un modo per prendere uno, due mesi di tempo per arrivare a natale, fare la legge di stabilità e gli altri provvedimenti richiesti con forza dal paese reale. Anche il congresso del Pd. Il segretario democratico Guglielmo Epifani ribadisce ancora una volta l’intenzione di votare sì alla decadenza del Cavaliere condannato in via definitiva per evasione fiscale da senatore senza «cedere a ricatti». Ci mancherebbe altro.
Frida Nacinovich




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