Va bene la task force, però ora risparmiateci il bi-steccone
di Leonardo Caponi
Partenza sprint per la task force comunale per Fontivegge Bellocchio. Sopralluogo degli assessori e dei tecnici di Palazzo dei Priori, pulizia con gli idranti (Dio sa se ce n’era bisogno!) del sottopasso della stazione, sosta quotidiana di pattuglie dei vigli urbani (più prevenzione e meno multe sarebbero sempre consigliabili), ripulitura o impegno a ripulire aree divenute fetide e pericolose. Il tutto in piena settimana di Ferragosto, quasi a smentire le voci malevole di misure di pura immagine o, peggio ancora, di sapore elettoralistico. La gente se non crede alla svolta (e, onestamente, ancora non ci crede), ha parzialmente moderato lo scetticismo iniziale (i post e i commenti su facebook, ne sono ancora una volta rivelatori), è soddisfatta che, a forza di lamenti, si sia aperta qualche breccia e si accinge a vedere gli sviluppi.
Già perché, non si scopre l’America dicendo che il bello viene adesso! Il punto è ultimare questa prima emergenza e, soprattutto, dare continuità alla nuova “attenzione” per il quartiere Fontivegge Bellocchio. Non sarà facile, perché per tutti i Comuni italiani, dopo i pesantissimi tagli dei governi al bilancio dello stato e alla finanza locale, la coperta, come si suol dire, è diventata stretta, anzi strettissima. Su un punto in particolare hanno ragione gli assessori della task force, nelle loro dichiarazioni al Corriere dell’Umbria: il compito di recuperare Fontivegge Bellocchio non può essere addossato al solo municipio, ma è di tutti i cittadini. E qui veniamo al punto per così dire strutturale (anche se, paradossalmente, meno costoso almeno nell’immediato) della vicenda in corso, sul quale ci permettiamo, modestamente, di insistere.
Non c’è dubbio sul fatto che alla base di buona parte dei problemi che sono di fronte, ci sia il modo nel quale il quartiere si è esageratamente sviluppato in termini edilizi e urbanistici. Nel corso degli ultimi venti anni, nella sola area del Bellocchio, sono stati costruiti (Ottagono, Pastorelli e Unipol) qualcosa come 480mila metri cubi. Se si considera quello che, in anni meno recenti, era stato costruito in via Sicilia (primo esempio a Perugia di supercondominio), via Pievaiola (Palazzi Fioroni) a Fontivegge (Broletto, Steccone, Palazzi Marinelli) e quello che, molto più di recente, si è realizzato con le “quattro torri” di via del Fosso, si arriva, a occhio e croce, a triplicare quella cubatura, avendo la rappresentazione plastica di una area, in realtà molto concentrata, invasa da un mare di cemento armato. Una buona percentuale del patrimonio immobiliare, nuovo e vecchio, vuoi abitativo, vuoi commerciale, del quartiere è inutilizzato. Su questo esito (uno spreco, che ha un costo) hanno pesato non solo evidenti errori di previsione e programmazione urbanistica comunale, ma anche un blocco di interessi tra i quali quelli dei proprietari di abitazioni. La parte del leone l’hanno fatto i più ricchi (pluriproprietari e agenzie immobiliari), con una qualche componente di interessi “popolari”. Ora, la comunità italiana, della quale quel blocco di interessi è parte integrante, reclama interventi sempre più aspri contro le prostitute, gli extracomunitari e la criminalità.
Ma, chi è che ha chiesto e ottenuto la trasformazione degli appartamenti per famiglia, in quelli più piccoli, adatti a quel tipo di utenza che ora si vorrebbe veder scomparire? E ancora, chi affitta abitazioni degradate a extracomunitari irregolari o con poche pretese? Insomma, non si può avere, come si dice, la botte piena e la moglie ubriaca. Nel contempo, se non si incide su queste cause strutturali, la lotta alle varie facce della criminalità sarà sempre una corsa in salita. Riferimento di attualità, la decisione di consentire il completamento dello Steccone di Piazza del Bacio. Chi lo potrà occupare se non le prostitute e i magnaccia? Risparmiatecelo e risparmiamocelo; allargate lo spazio verde; sarà il primo segno tangibile di una svolta a Fontivegge e al Bellocchio.




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