E’ stato curioso e indicativo leggere, su facebook, i commenti dei cittadini alla notizia, pubblicata dal Sindaco, della costituzione di una task force comunale per il quartiere Fontivegge Bellocchio. E’ una mescola differenziata, nella quale insieme a reazioni (nettamente maggioritarie) di scettiscismo o addirittura di rabbia, ne compaiono alcune ispirate a  soddisfazione e fiducia.

   A proposito di questo tipo di impatto, a giudicare da facebook non propriamente esaltante, bisogna pur riconoscere che la misura decisa dagli amministratori di Palazzo dei Priori, non ha esattamente il carattere del tempismo rispetto alle sollecitazioni e alla richieste (numerose e pressanti) salite dal quartiere e dalle sue organizzazioni sociali in tutti questi anni. Meglio tardi che mai, si potrà dire. Non c’è dubbio, se non fosse per un ulteriore elemento di pesante sospetto, proposto in alcuni commenti, che riguarda il suo possibile carattere elettoralistico. Che senso ha, questa l’obiezione che viene mossa, nominare una commissione speciale a fine legislatura, sapendo che ben poco potrà combinare nei pochi mesi di operatività che rimangono prima dello scioglimento del Consiglio comunale?

     Comunque sia, anche perché non tutto può essere letto con l’ottica dei processi alle intenzioni, la task force per Fontivegge, segna un elemento di novità. Chi ha seguito l’attività dei movimenti spontanei dei cittadini in questi anni, sa che la loro prima richiesta era quella di vedere riconosciuto un carattere di eccezionalità alla situazione del quartiere. Questo, ora, viene formalmente sancito dalla decisione del Comune.

     Il punto è non fermarsi qui, ma dare coerente seguito e attuazione al principio affermato. Come? La questione da chiarire ora riguarda la natura e il carattere dei problemi di Fontivegge e del Bellocchio e più precisamente se essi abbiano ed in che misura un carattere strutturale e non solamente, per così dire, contingente. Molte delle misure che vengono oggi annunciate non hanno, per verità delle cose, il carattere di novità. Azioni e interventi per il potenziamento della repressione delle attività criminali (ivi comprese le indagini sugli “affitti” sospetti), attività e manifestazioni di carattere culturale, la “ripulitura” delle aree sporche, imbrattate e di degrado sono state più volte annunciate, avviate, attuate. Il loro risultato, al tirar delle somme, è stato scarso. E’ certo utilissimo proseguire su questa strada anche se, alla luce dei crescenti tagli alle risorse locali, è legittimo chiedersi quanto di meglio e di più, in forma stabile e permanente, potrà essere fatto per il futuro.

   Ci sono delle azioni che non costano che non sono mai state fatte. Riguardano l’assetto urbanistico dell’area. Esso, caratterizzato da un eccesso di cemento e da una sovrabbondanza di offerta abitativa e commerciale è certamente una delle maggiori cause di quella disgregazione sociale nelle cui larghe maglie si infilano le varie facce della criminalità, del disagio e del degrado. Il blocco di nuove costruzioni è una ricetta innovativa da sperimentare. In questi tempi di grave crisi, in cui quello dell’edilizia è un settore che va, per così dire, maneggiato con cura, gli investimenti e le risorse potrebbero essere riconvertiti nel campo del recupero delle aree e degli immobili degradati (molto numerosi nel quartiere) piuttosto che nel consumo di nuovi spazi e di nuovo territorio. Proviamo a lavorare di fantasia. Come sarebbe bello se, prima della fine della legislatura, nell’ambito di una riduzione generalizzata delle cubature previste, venisse annullato l’inutile completamento dello Steccone di Piazza del Bacio (chi lo potrà occupare se non le prostitute?) e venisse annunciato, che so?, il recupero di qualche stabile abbandonato come il “Vecchio mulino”, tra via Pievaiola e via Cortonese, per farci una biblioteca, un centro culturale e di incontro multietnico? Chissà!, tanto, anche a sognare non costa niente…

                                                                        Leonardo Caponi      

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