Camicia rossa, fiore di vita…
Per tutto l’Ottocento ed i primi del Novecento la vita politica perugina è stata segnata a fondo dall’azione dei repubblicani, una parte politica battagliera, ricca di personalità che hanno dedicato tutto se stesse al loro ideale.
A partire dal popolano di Porta Sant’Angelo Domenico Lupattelli, nella lapide a lui dedicata a Sant'Agostino è scritto che “nel tumulto del 1833 di Piazza Sopramuro sperse col braccio la sbirraglia pretesca”. Morì in Calabria fucilato assieme ai fratelli Bandiera.
A dire il vero Lupattelli non fu l’unico protagonista del tumulto. In aiuto dei risorgimentali perugini accorsero, per esempio, un gruppo di studenti universitari capeggiati da Giovanni Pennacchi. Pennacchi diventerà poi segretario della Repubblica Romana e la Costituzione della Repubblica Romana da lui donata al Comune di Perugia, ora conservata nella Biblioteca Augusta, porta anche la sua firma. Una costituzione che è un po' figlia dei principi della rivoluzione francese ed un po' madre della nostra bellissima Costituzione della Repubblica Italiana.
Legata a Roma è la battaglia di Mentana combattuta da Garibaldi il 3 novembre 1867, vi partecipò giovanissimo Coriolano Mazzerioli. Bravo pittore ha decorato la sala d’attesa della Stazione di Fontivegge, prediligeva lo stile pompeiano che, guarda caso, consiste nel dipingere sopra grandi stesure di rosso. Mazzerioli è stato uno dei fondatori della prima “Casa del popolo di Perugia”: Il villino dei repubblicani. Si trovava tra il “Pianto” e la “Conca” sotto la sede centrale dell’Università degli Studi di Perugia. Sicuramente è stato frequentato anche da due giovani della Gioventù operosa repubblicana: Giuseppe Evangelisti e Guglielmo Miliocchi.
Giuseppe Evangelisti, decoratore restauratore di Porta Sant'Angelo, non è a caso “titolare” del Palazzetto dello sport, lui e Carletto Bugnami sono i più grandi ciclisti umbri di sempre.
Per usare una metafora ciclistica indossò la camicia rossa garibaldina in Grecia contro i turchi; poi nei Balcani sempre contro i turchi; in seguito in Francia contro i tedeschi, i francesi per i meriti conseguiti in battaglia lo insignirono della Legione d’Onore. E’ stato anche volontario nella prima guerra mondiale. E’ morto in Francia per sfuggire alla povertà ed al fascismo.
In Francia indossò la camicia rossa pure Guglielmo Miliocchi (il Mazzini di Perugia). Punto di riferimento per i repubblicani perugini per più di cinquanta anni ha dedicato tutta la sua vita a Mazzini, alla Repubblica ed alla democrazia. Il 2 giugno 1946 quando la Repubblica vinse il referendum Miliocchi salì sul palco, la voce gli si strozzava in gola per l’emozione. Forse, oltre che per il compimento dell’ideale di una vita, piangeva la fine di un’epoca: la sua. Un’epoca fatta d’eroismi individuali, d’impegno politico testimoniato con l’esempio della propria vita. Ormai c’erano i grandi partiti di massa, il tempo di un “fossile del Risorgimento” come Miliocchi era scaduto.
Chi, invece, è stato figlio del suo tempo è un eroe della prima guerra mondiale: Mario Angeloni; come il babbo Publio avvocato, repubblicano e massone. Antifascista della prima ora fondò con Randolfo Pacciardi e Gigino Battisti (figlio dell’irredentista trentino) L’Italia libera. E’ stato carcerato all’Ucciardone di Palermo e mandato più volte al confino a Lipari, Ustica e nelle isole ponziane. Con l’aiuto di Gigino Battisti si rifugerà in Francia. Morirà in Spagna, combattendo a fianco dei repubblicani spagnoli, comandava la colonna internazionale che aveva fondato assieme a Carlo Rosselli.
Sua moglie Giaele Franchini vivrà gli stessi ideali e le stesse vicissitudini del marito. Dopo la morte di Mario rimase a lottare in Spagna. Tra le ultime a lasciare la penisola iberica tornò in Francia. Dovette fuggire anche da lì, si rifugiò ad Algeri da dove raggiunse il Messico. Quando alla fine della guerra tornò in Italia avrebbe potuto pretendere molti onori, ma rifiutò quello che le sarebbe spettato. Era diventata socialista e lavorò fino alla pensione alla Direzione nazionale del Psi. Rimanendo fedele agli ideali suoi e del marito. Ideali di tutta una vita che ha raccontato nel breve, ma intenso: Nel ricordo di Mario.
Vanni Capoccia




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