di Rosaria Parrilla

Perugia – Per Umbrialeft abbiamo intervistato Federico Fiorucci, coordinatore di Confcommercio Umbria, in merito al Piano del lavoro presentato dal sindacato regionale della Cgil. Un documento, secondo Fiorucci, in cui sono messe in evidenza aspetti veri e indicazioni giuste, ma per quanto riguarda, in particolare, i settori del terziario e del commercio presenta alcuni errori di valutazione e lacune.

Cosa ne pensa del Piano del lavoro della Cgil, le proposte del sindacato possono in qualche modo aiutare il terziario e il commercio?

“Noi abbiamo partecipato mesi fa all’incontro con la Cgil e già allora avevamo fatto delle osservazioni. Nel documento ci sono cose giuste e vere, ma anche qualche errore di valutazione che abbiamo a sua volta già fatto presente. Dal nostro punto di vista abbiamo percepito una visione del settore un po’ tradizionale, che non tiene affatto conto della tecnologia, dell’innovazione e della formazione necessarie. Abbiamo avuto l’impressione che non si volesse entrare nel merito. Si fa riferimento al solito tran tran dei contratti a termine o part-time, come se fossero una prerogativa del terziario, quando in realtà riguarda tutti i settori. Ad esempio, il part-time alle donne spesso lo diamo per andare incontro alle esigenze delle lavoratrici. Non ci stiamo più a questa gogna. Poi, per quanto riguarda il turismo, c’è un errore di fondo, non è solo culturale. La cultura è un settore autonomo dell’economia, che produce ricchezza e occupazione, e il turismo può trarne beneficio. Il settore turistico ha tante sfaccettature, è religioso, enogastronomico, sportivo. Noi lanciamo un grido d’allarme per la carenza di risorse in questo settore”.

A proposito di turismo, cosa ne pensa della chiusura del corso di laurea in Economia del turismo con sede ad Assisi nell’indifferenza generale delle istituzioni regionali, nonostante si parla sempre del Cuore verde d’Italia come di una regione che debba puntare sempre sul binomio inscindibile cultura e turismo?

“Male, molto male. Anche perché il discorso si rifà a quello che stavo dicendo poc’anzi. Si parla sempre di investire in turismo e poi in questo settore si concedono pochi, pochissimi fondi L’assenza delle istituzioni dimostra il segnale di scarsa attenzione verso questo ambito che non ci piace affatto. Un esempio è dato dai contributi indirizzati dalla Regione verso gli istituti tecnici superiori, i cosiddetti Itts. Si parla sempre di manifatturiero, mentre, manca un serio programma regionale di alternanza scuola-lavoro sul turismo”.

Nel documento si fa riferimento ad una visione degli amministratori locali capace di valorizzare il territorio partendo dalla rivitalizzazione dei centri storici, a proposito di questo cosa ne pensa della disputa Della Loggia e del sindaco Boccali nata sulla chiusura della nota pasticceria Sandri in corso Vannucci?

“Mi sembra un atteggiamento di strabismo. Noi siamo stati tra i primi fautori della legge regionale per la rivitalizzazione dei centri storici. Il problema è questo: bene investire nel settore dell’edilizia, che va tutelato, ma per troppi anni, 40 anni circa, hanno investito in periferia, costruendo case, centri commerciali e via dicendo, abbandonando i centri storici, ed ecco i risultati che tutti noi conosciamo. C’è bisogno di un sostegno drastico, coraggioso e forte, puntando sull’edilizia nelle aree che rappresentano il cuore di una città, perché lì c’è anche e molto da fare. In merito alla bagarre su Sandri, c’è da dire che quando il sindaco dice che non si può sostituire al mercato, è vero, ma è un discorso più vasto che rientra nel ragionamento di prima. Cioè, per far rivivere i centri storici sono necessarie politiche vere e necessarie, con questo non voglio dire che il Comune non stia facendo la sua parte, ma è un problema di anni e anni di azioni mancate. Va bene la grande distribuzione, ma vanno anche incentivate delle azioni mirate e vere per i centri delle nostre città”.

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