Calderoli si è mai specchiato?
di Umberto Marini
Da un po’ di tempo ho preso a mettere “le birbe alla berlina”, come era solito l’ironico e caustico Giuseppe Giusti. Il poeta del “Sant’Ambrogio” meneghino che era toscano di Monsummano, la stessa cittadina che dette i natali ad Indro Montanelli, altro spirito beffardo e pungente che parlava a nuora perché suocera intendesse.
L’ex ministro leghista, Roberto Calderoli, che passerà alla storia del nostro Paese unicamente per aver confezionato una vergognosa legge elettorale da lui stessa definita “porcellum”, proprio un paio di giorni fa, si è voluto nuovamente distinguere con una battutaccia insultante e spudorata all’indirizzo della ministra Cécile Kyenge. Una provocatoria definizione xenofoba e volgare che ha scatenato una nuova bufera mediatica negli ambienti, non solo politici.
Del resto Calderoli non è nuovo a queste sue “sparate” che indignano e danno la misura di un personaggio (?) che, con tutta la buona volontà, è difficile definire in maniera positiva.. Tutti ricorderanno difatti il precedente più clamoroso della lunga serie delle sue bizzarre iniziative, che mise in forte imbarazzo il governo Berlusconi e tutto il centrodestra, quando davanti alle telecamere del Tg 1 si propose con in dosso una t-shirt anti-islamica che determinò l’assedio del consolato italiano di Bengasi ed originò pesanti tumulti di piazza che finirono nel sangue con morti e feriti. Mossa, infelicissima, che lo costrinse alle forzate dimissioni da ministro.
L’odontoiatra bergamasco stavolta si è compiaciuto molto provocatoriamente ed ingiuriosamente di definire la titolare del dicastero dell’Integrazione come un “ex orango e che può fare il ministro al Congo, ma non in Italia”. Poi, come al solito e come chi di abitudine imita il “Silvio nazionale”, ha subito tentato di correggere il tiro, cercando di mettere una pezza che non è riuscita comunque a tappare il buco, dichiarando che la sua uscita andava intesa come una battuta cameratesca del tutto “innocente”.
La maggior parte degli italiani, che comprende anche molti esponenti del centrodestra, non ha condiviso la supponenza con la quale il politico leghista che ricopre un alto incarico istituzionale come la vicepresidenza del Senato ha tentato di giustificare villania e protagonismo. L’atteggiamento pesantemente razzistico e più volte reiterato da Calderoli evidentemente non può più essere tollerato anche da parte dei suoi colleghi di partito che, se non dovessero prendere provvedimenti disciplinari idonei nei suoi confronti, sarebbero da considerarsi, a loro volta, complici dell’ex dentista orobico.
Ma dalle loro orecchie un messaggio come questo, abituati come sono al negletto linguaggio celtico, sarà percepito?
Ma Calderoli, che si professa amico degli animali da cortile, quando al mattino per la barba si insapona quel suo faccione rubizio non trova analogie con gli animali che grufolano e grugniscono nel porcile?




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