L'editoriale di Gian Filippo Della Croce - Fare o rifare la sinistra
di Gian Filippo Della Croce
PERUGIA - Fare o rifare la sinistra, il dilemma è questo, direbbe Amleto. Infatti il mitico personaggio scespiriano può essere preso ad esempio di quanti in quest'area politicamente decisiva nel contesto della nostra democrazia, si stanno ponendo in questi ultimi tempi la domanda, cercando di individuare, di inventare qualcosa che possa risolvere l'angoscioso quesito. Innanzi tutto cercando a nostra volta una risposta, alla radice dell'angoscioso quesito è bene considerare il fatto che siamo di fronte alla fine del cosiddetto partito politico di "massa", originata dal suo ritardo culturale nei confronti delle mutazioni profonde della società civile del nuovo millennio.
Come inventare allora un partito capace di ristrutturare la società? Oppure come si può ristrutturare la società mediante l'opera di un partito nello scenario di una società complicata e senza idee unificanti? Altre domande legittime sopratutto per chi vede il problema da sinistra e vorrebbe delle soluzioni di sinistra capaci di rivitalizzare seguendo una linea di bisogni e di orientamenti reali e attuali, le istituzioni rappresentative. Una risposta potrebbe essere la considerazione che la cittadinanza del cittadino non può esaurirsi di tanto in tanto ( e con sempre più astensionismo) nel momento elettorale, ma farsi carico dei problemi concreti che quotidianamente lo coinvolgono e che le istituzioni rappresentative sempre più fanno fatica a risolvere da sole e quì non bastano più nemmeno i referendum, come lo dimostrano quelli che a suo tempo sancirono la responsabilità civile della magistratura, la fine del finanziamento dei partiti e più recentemente la difesa dell'acqua come bene comune. Vediamo nel frattempo che ai vecchi partiti di "massa" si vanno sostituendo "partiti non partiti", movimenti improbabili, in gran parte virtuali ed esistenti prevalentemente in rete, guidati da capi i cui blog suppliscono quello che era una volta il carisma del leader. Può allora la sinistra essere fatta o rifatta attraverso la rete? Sì, a patto che la rete arrivi ai luoghi reali del confronto o del malessere, evitando di essere quello che oggi in gran parte è la rete, cioè un magma incontrollabile. in questo modo l'idea nuova di partito può rientrare, attraverso le problematiche reali, all'interno del tessuto sociale, valorizzando quel capitale sociale di cui l'Italia è ricca( volontarismo, associazionismo, talenti, competenze, creatività).
Tutto questo nella direzione di diminuire il peso dei "poteri forti" e di una burocrazia che in gran parte risponde solo a se stessa. Su questo terreno si potrebbe cominciare a parlare di fare o rifare la sinistra superando contemporaneamente il divario che si è creato tra il principio di maggioranza politica e quello di competenza tecnica. Proposte concrete sulla complessa problematica che oggi coinvolge la società civile, sul superamento altrettanto concreto di regole o situazioni che allo stato attuale limitano o minacciano i diritti di tutti, e perchè no, anche ricette, proprio così ricette utili a risolvere, mettendoci la faccia e sopratutto in modo evidente la competenza. Ne abbiamo parlato in un confronto a più voci che l'Associazione Culturale Umbrialeft ha promosso la settimana scorsa intorno al lavoro, il problema dei problemi la cui importanza, veniva rilevato nel corso del dibattito, oltre a quella di produrre beni è quella di produrre reddito. Perciò nella discussione è emerso con forza che è necessario rimettere al centro delle politiche di sviluppo il nostro sistema industriale manifatturiero, rimettendolo in grado di produrre lavoro. E non solo, considerare anche le nuove tecnologie come occasione di rilancio per le PMI ( e quì si parlava dell'Umbria), che hanno esperienze sulla produzione personalizzata, questa nuova frontiera della risorsa artigianato che è forte nel paese e nella nostra regione ma debole nell'attenzione delle attuali classi dirigenti, a partire da quella politica, potrebbe rivoluzionare molti settori produttivi che vanno dal settore industriale, al design, alla moda. In quest'ottica si potrebbe riformare un'idea di sinistra e contemporaneamente un'idea di partito della sinistra Un partito che proponendosi una concreta opera di rianimazione politica, culturale ed economica, avrebbe già di per se un "programma" e un modo di essere realmente riconoscibile.




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