Il sottile confine tra l’arte la paranoia
di Leonardo Caponi
PERUGIA - Il cantante Keith Jarret si è esibito, l’altra sera all’arena centrale di Umbria Jazz, in uno dei suoi (dicono soliti) capricci. Anzi in più di uno. Prima ha lasciato il palco minacciando di non tornare, poi ha voluto suonare al buio e con le spalle rivolte alla platea, poi ha rifiutato il bis. Tutto perché, dicono le cronache, insofferente dell’uso dei telefonini da parte del pubblico, per fargli le foto e registrare dei brani. Una cosa a dir poco sconcertante, alla quale gli spettatori hanno dovuto rassegnarsi, anche su pressante richiesta dell’organizzatore capo della manifestazione, che parlava del cantante e delle sue minacce come parlasse della Madonna e del castigo divino.
Ora, sarà anche vero che la moda di usare i cellulari, dovunque e specialmente ai concerti, sta diventando un tormentone insopportabile (ma chi li ha “creati” i giovani così?!) ma è anche vero che il cantante piuttosto che dare da matto e offendere il pubblico avrebbe ben potuto far avvertire in anticipo la platea di questa sua avversione e chiedergli di rinunciare per una sera all’uso dei cellulari.
Il pubblico è rimasto ed ha sbagliato! Se ne sarebbero dovuti andare tutti, lasciando Keith Jarret solo con le sue fobie. Anche perché per 300mila euro, con biglietti di prima fila che di euro ne costavano 120, qualche flash se lo poteva pure prendere!




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