Piano lavoro Cgil, intervista a Mariotti (Pd): "Mobilitazione e condivisione"
di Rosaria Parrilla
Perugia – Prosegue la nostra inchiesta sul Piano lavoro proposto dalla Cgil Umbria. A dire la sua anche il consigliere regionale del Partito democratico Manlio Mariotti.
Da ex segretario regionale della Cgil cosa ne pensa del Piano lavoro presentato dal sindacato?
"Penso sia un’iniziativa importante. Coglie un’esigenza fondamentale, quale il lavoro appunto. Con questo piano si vuole stimolare le istituzioni, il mondo del credito, gli imprenditori per affrontare una vera emergenza, oltre a mettere in evidenza vari aspetti. Dentro al progetto c’è un accordo fra le politiche del lavoro e lo sviluppo, cioè non si riuscirà a produrre lavoro in grado di soddisfare la grande offerta che c’è se non si torna a crescere e a produrre. Sono necessarie una serie di politiche industriali destinate a far crescere questo Paese, ripeto se non c’è crescita, non c’è lavoro.
Nello specifico per quanto riguarda la nostra regione condivido la proposta di ripartire dalla domanda interna, il lavoro è troppo disuguale, troppo penalizzato e se manca la capacità di fare spesa, l’economia si ferma. Positiva la proposta di rilanciare il settore manufatturiero, perché non c’è Paese competitivo se non punta su questo settore. Puntare sul manufatturiero vuol dire puntare sul nostro saper fare, sulla nostra competenza e sulla nostra produzione, ma bisogna rinnovare.
Condivisibile anche delineare azioni che mirino a orientare la spesa pubblica: spendere meglio le risorse pubbliche e orientarle verso la realizzazione di opere di pubblica utilità, come la messa in sicurezza del nostro ambiente e degli edifici pubblici. In poche parole fare opere che rendano più fruibili, più vivibili e più efficienti le nostre città.
Poi, altro punto importante riguarda la stabilizzazione dei precari, qui è nata la polemica. È una stagione che richiede di utilizzare al meglio le nostre risorse. È necessario superare i livelli di precarietà nella pubblica amministrazione che sono più superiori del privato. Ci sono lavoratori che possono dare il meglio di loro stessi se hanno una serenità contrattuale, solo così possiamo rendere la p.a. più efficiente e smetterla di considerarla la palla al piede allo sviluppo”.
Nel piano lavoro della Cgil si parla anche di lavoro nero, un po’ è anche figlio della crisi economica
“La nostra è una regione, dove il lavoro nero, per storia, è maggiore della media nazionale. Questo è dovuto alla frammentazione del nostro sistema produttivo. È evidente che il problema con la crisi aumenta: i bisogni aumentano e non si riescono a soddisfare e le domande non trovano risposte, bisogna porre maggiore attenzione alla cosa, bisogna vigilare e fare maggiori controlli”.
Il consigliere Paolo Brutti sostiene che bisogna scendere in piazza, non serve solo proporre un piano.
“Tutti possono essere rimproverati per qualcosa, ognuno svolge il proprio lavoro in modo diverso, ma rimproverare questo alla Cgil mi sembra eccessivo. Rispetto alle altre organizzazioni sindacali è quella in grado di far scendere in campo i lavoratori, rischiando spesso di essere isolata e di indebolirsi. La Cgil è scesa spesso in piazza. È necessario il dialogo con la Cisl e la Uil, ci sono alcune diversità, ma possono essere superate. Quindi mobilitazione e sostegno al piano del lavoro, ora si apre un confronto con tutti i soggetti coinvolti e poi si vedrà se è il caso o meno di proseguire con una mobilitazione”.
Il Decreto del fare del governo Letta non piace alla Cgil, da esponente del Pd cosa risponde?
“È il contesto che lo rende inattuale e incapace di incidere nella realtà. Sono necessarie politiche generali affinché decolli, altrimenti non si va da nessuna parte. Mi spiego meglio. Se vogliamo città più vivibili, sono necessarie delle opere, quindi, a nulla serve un Patto di stabilità, che impedisca di usare le risorse a disposizione. Possiamo realizzare le cose, ma poi siamo bloccati”.




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