di Armando Allegretti

 

PERUGIA - Oltre un milione di licenziamenti nel 2012, mancanza di lavoro per giovani e adulti, le famiglie che stringono la cinghia per arrivare a fine mese. Sono solo alcuni dei dati che mettono d’accordo Istat, Bankitalia e Ministero del Lavoro su un punto fondamentale: la situazione sociale italiana è preoccupante e per il 65% delle famiglie a “fine stipendio avanza ancora troppo mese”.

Giochi di parole a parte, la situazione fotografata dall’ultima indagine di Ipsos rappresenta chiaramente l’insoddisfazione nel welfare. Gli italiani sono sempre più convinti che il welfare di casa nostra non è più sufficiente a coprire tutti i bisogni, tantomeno a ridurre le differenze sociali. Gli intervistati sottolineano la mancanza dei servizi che possono favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e di quei servizi destinati alle persone in difficoltà economiche.

Ed è così che  i giovani guardano al futuro con preoccupazione e si acuisce sempre più il sentimento di sfiducia nelle istituzioni e nella politica in generale. Sono sempre più convinti che per evitare, o per lo meno, rallentare il costante scivolamento verso una condizione di miseria bisogna rendere più equi gli ammortizzatori sociali.

L’unica ancora di salvataggio per i giovani intervistati rimane ancora la famiglia. Ed ecco che pensioni e stipendi dei genitori sono l’unica garanzia per i giovani che altrimenti non avrebbero nessun sostegno. Nonostante le famiglie siano in difficoltà e spesso bisogna tagliare su ferie estive, spese eccessive, riscaldamenti e cibo, ai giovani non resta che aggrapparsi a padri e madri per sopravvivere.

Veniamo ai dati resi noti dall’Ipsos: la maggioranza degli intervistati (il 59%) s’è detta delusa dalle reale copertura che il welfare può offrire in caso di rischi, quali ad esempio, disoccupazione, disabilità e anzianità e non contribuisce affatto a ridurre le differenze sociali. Nel sondaggio, giovani e adulti sono dello stesso avviso anche al settore al qualo lo Stato dovrebbe prestare più attenzione potenziandone i servizi. Ben il 77% dei giovani di età compresa tra i 25 e i 35 anni e il 72% degli adulti con età tra i 50 e i 60 anni hanno messo al primo posto nell’agenda degli interventi del welfare “i servizi per i giovani”. Servizi che comprendono la ricerca del lavoro, il sostegno al reddito e i contributi per l’acquisto della prima casa.

Chi più ha più paga. È questa l’idea che emerge dall’analisi dei dati presentati. Il welfare c’è ed è importante che continui ad esserci. Ma a che prezzo? La stragrande maggioranza degli intervistati è contrario a ridurre i servizi offerti dal welfare italiano per risparmiare e il 70% degli intervistati propone come soluzione per garantire il welfare, anche con le esigue risorse attuali, di “mantenere tutti i servizi gratuiti o a basso costo solo per chi è in reali condizioni di povertà e far pagare tutti gli altri”.

La crisi mette d’accordo diverse generazioni. Il confronto fra le generazioni è tutto a favore dei padri che hanno goduto dei vantaggi di cui oggi si avverte la mancanza: opportunità di lavoro, tutele e stabilità economica, tutte cose che i giovani intervistati sentono di non raggiungere mai. Ma non si colpevolizzano i padri, anzi. La maggior parte degli intervistati, giovai e adulti non è d’accordo su ridurre le risorse destinate ai genitori per sostenere i figli perché “in realtà oggi stanno tagliando risorse ai genitori ma non si sta dando niente ai giovani”. Ne sono convinti il 70% degli intervistati.

Si tratta di un patto tra generazioni, un patto intergenerazionale fondato sulla precarietà, quello che emerge dai dati. La pensione dei genitori è una garanzia anche per i figli che senza l’aiuto della famiglia non avrebbero nessun sostegno. Anche perché sempre meno giovani vedono la possibilità di ottenere una pensione pubblica. Gran parte degli intervistati, infatti, è convinto di “non riuscire a lavorare abbastanza a lungo per ottenere una pensione pubblica” e quindi propone di “lasciare i soldi in busta paga per poter gestire in autonomia come gestirli, senza ricorrere alla detrazione sullo stipendio”.

Insomma, una certezza c’è: il 50% dei genitori è costretto ad aiutare i propri figli fuori casa, l’opinione diffusa è che gli ammortizzatori sociali debbano essere ripensati e che l’obiettivo principale per i più giovani, e non, resta il lavoro.

 

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