Le "spigolature" di Umberto Marini - Il “settennato” di “papi” Silvio
di Umberto Marini
Con una sentenza severa ed infamante, Berlusconi è stato condannato a sette anni di carcere ed alla interdizione perpetua dai pubblici Uffici, per il caso Ruby. Una pena che è andata anche oltre la richiesta del PM, Ilda Boccassini.
Alla lettura della sentenza si è scatenato il putiferio in casa Pdl.
Si è gridato ancora all’”accanimento politico”, alla “persecuzione giudiziaria”, alla “vergogna della magistratura rossa”, oltre ad altre bischerate del genere.
Correttezza ed opportunità e per non “uscire dal seminato”, avrebbero suggerito di muoversi con i piedi di piombo perché le sentenze dovrebbero essere sempre giudicate, con le carte in mano. Isterismi, passionalità ed interessi, non sono mai buoni consiglieri per coloro che vivono delle millanterie del Cavaliere e che sono il “virus” annidato nel loro sangue.
Se Berlusconi, ad esempio, avesse evitato di reiterare i tanti reati per i quali viene costantemente processato ed anche condannato, nonostante i tanti “scudi” che si è fatto confezionare su misura, nessun magistrato (rosso, nero, giallo o verde) si sarebbe interessato di lui.
Difatti i cittadini onesti non vengono processati e neppure condannati.
La “giureconsulta” Daniela Santanché, indossati i panni di Piero Calamandrei, ha gridato “E’ uno scandalo ed uno schifo”. Nella circostanza ha “sorvolato” che un vero senso di schifo lo suscitò lei quando affrontò, a debita distanza, i disoccupati che chiedevano pane e lavoro, mostrando loro il dito medio in tono di volgare scherno, mentre usciva da Montecitorio. Episodio di qualche mese fa nel quale la “sostenne” nel rozzo gesto anche il suo “compagno di merende”, il sorridente Maurizio Gasparri. Scurrilità documentate dalla TV di Stato.
Altro “giurista” con la bava alla bocca, Renato Brunetta, se n’è uscito con un imbarazzante “Atto eversivo. Non amo tirare per la giacchetta il Presidente della Repubblica, ma sta alla sua coscienza intervenire come primo magistrato d’Italia”. Al proposito viene in mente l’ironico aforisma “quando anche i nani fanno ombra, vuol dire che siamo arrivati al tramonto”.
Per essere ormai prossimo agli ottant’anni, Berlusconi non finirà in galera.
L’interdizione dai pubblici uffici è invece la cosa che più gli brucia perché lo obbligherà ad abbandonare la politica.
Se valutasse bene questa circostanza si renderebbe conto che alla fin fine avrebbe tutto da guadagnare.
Potrebbe seguire con più costanza i suoi molteplici interessi, a cominciare da quelli di Mediaset che sembrano non essere più floridi, rispetto a qualche tempo fa. Avrebbe l’opportunità, a Villa Certosa, di seguire più da vicino il funzionamento dei vulcani finti e la crescita dei cactus di cui va fiero.
Indubbiamente lascerà un vuoto, ma certamente non ne sentirà la mancanza la parte migliore del popolo italiano. A cominciare da me.
Di questo può star certo.




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