Il tribuno...
di Simone Cumbo
Analizzare il Movimento 5 Stelle e le peripezie del suo fondatore Beppe Grillo non è compito facile. Anche per chi, fin dagli inizi, ha cercato sempre di coglierne gli aspetti positivi ed innovativi che gli hanno portato 9 milioni di voti. Partecipazione, parole nuove come decrescita, economia sostenibile, reddito minimo...su questo i «grillini» hanno raccolto consensi, unito ad un disgusto dei cittadini verso una classe politica vetusta ed immorale.
Scrive un commentatore non ostile al M5S come Marco Travaglio su Il Fatto Quotidiano: «gli basterà rilasciare un’intervista critica al giorno (ai dissenzienti) per finire tutti dinanzi al tribunale del popolo, o della rete, e guadagnarsi l’insperata fama di nuovi Solgenitsin, con piedistallo e aureola di martiri. Al confronto, la partitocrazia più inetta, corrotta e antidemocratica dell’universo profumerà di Chanel numero 5. Un capolavoro».
Parole dure, ma che spiegano bene la deriva «plebiscitaria» di Beppe Grillo.
Definire Stefano Rodotà «un ottuagenario miracolato dalla Rete, sbrinato di fresco dal mausoleo dove era stato confinato dai suoi” solo per aver formulato delle critiche sensate al M5S, lascia basiti...e poi ancora il «traditori, venduti» ai deputati (ops cittadini...) che osano criticare Grillo e per questo condannati a sottostare al «tribunale del popolo mediatico», il definire «portasfiga» il direttore di Micromega Paolo Flores D'arcais (anche lui come Travaglio non ostile al M5S) per aver anche lui formulato delle critiche pacate.
Tutto questo, unito agli insulti quotidiani che dal suo blog Grillo elargisce a chi lo critica. Una deriva preoccupante che mette in secondo piano le sacrosante battaglie del M5S sui diritti civili o per la «moralità della politica».
«Mettere ai voti le fesserie di una senatrice (che, diversamente da Salsi e Mastrangeli non ha violato alcuna regola interna) invitandola al pubblico autodafé- scrive ancora Travaglio- è una versione da Asilo Mariuccia del socialismo reale, perché il reato di lesa maestà contro il Capo è roba da Romania di Ceausescu».
E non si può che condividere...
Resta la necessità di aprire a Sinistra, un cantiere vero e partecipato. Una sinistra unita, non settaria, plurale, che sappia ripartire dall'ambiente e dalla sua salvaguardia, dal lavoro e dalla riconversione ecologica dell' economia, che dica un NO forte al tutto economico che sembra pervadere politica e società, che si batta in maniera decisa per i diritti civili e sociali di tutti.
Una Sinistra che in qualche comune umbro come Città di Castello, San Giustino, Monte S.M.Tiberina, è già in essere, riportando lusinghieri risultati elettorali.
Una Sinistra che renda partecipi tutti i cittadini alla vita comune, all' «agorà» pubblico. Alla faccia dei «tribuni» di ogni rango e di chi oramai si è arreso alla mediocrità della politica...




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