L'editoriale di Gian Filippo Della Croce - Diventare gli ultimi Mohicani
di Gian Filippo Della Croce
Rifare la sinistra è un pensiero in campo in questo momento nell'area (non si capisce più se ampia o ristretta) alla sinistra del centrosinistra ( che è sempre più centro e sempre meno sinistra) che in questa fase, inglobato all'interno di un assurdo marchingegno chiamato "governo di larghe intese" sta giocando le sue ultime velleità di forza "alternativa".
Alternativa a chi, a che cosa? In questo momento sicuramente a niente, perchè l'alternativa nasce e si sviluppa in un processo politico e culturale che al momento attuale è assolutamente assente all'interno del Partito Democratico, rimasto ormai l'unico partito vero all'interno dell'area di centrosinistra. Una ragione in più quindi per parlare di rifacimento della sinistra, partendo proprio da quì, cioè dalla capacità di essere alternativi, cosa molto diversa dal "cambiamento" di bersaniana memoria, naufragato nelle tempeste correntizie del PD mentre tentava invano di aggrapparsi allo scoglio del Cinque Stelle. Un penoso tentativo di sopravvivenza senza le necessarie radici politico-culturali e sopratutto senza il necessario largo consenso del partito e dei suoi elettori, il cui unico risultato è stato quello di mandare il Partito Democratico proprio nella direzione opposta rispetto a quella che chiedeva la maggioranza del suo elettorato. E' proprio questa incapacità di interpretare l'alternativa che pesa come un macigno sul futuro del Partito Democratico, è proprio la mancanza di una alternativa vera che crea la disaffezione elettorale che vediamo in questi ultimi tempi, perciò se vogliamo parlare di "rifare" la sinistra occorre ripartire da quì, perchè la sinistra non può che essere alternativa.
Ovviamente non può trattarsi soltanto di una alternativa ideale, perchè i bisogni e le aspettative della gente in questo momento appartengono sopratutto alla sfera materiale, quindi rifare la sinistra costruendo alternativa a tutto campo nella economia, nel lavoro, nella cultura, nell'istruzione, nella sanità, nella sicurezza, nei diritti, nella qualità della vita.
I parametri dello stato sociale novecentesco ormai sono stati travolti dall'offensiva di una economia globale che inizialmente doveva avere al centro lo sviluppo e che invece ha messo al centro la rendita e a questo punto le ricette degli economisti "illuminati" non bastano, perchè non consolano più nessuno e nel rapido quanto inesorabile rafforzarsi di una globalizzazione legata alla rendita appaiono sempre più come impraticabili. Rifare la sinistra a sinistra, dopo le rovinose sconfitte degli ultimi dieci anni, convegni compresi, significa prima di tutto domandarsi se c'è al momento attuale una classe dirigente capace di interpretare concretamente questa necessità. Non si possono riproporre vecchi leader logorati dall'insuccesso e abbarbicati alla loro voglia di sopravvivere a se stessi, nè al centro nè in periferia, perchè questo Paese merita una sinistra migliore, capace di rinascere dai propri fallimenti, assumendosi le relative responsabilità o altrimenti l'area della sinistra a sinistra del PD, di cui come dicevamo all'inizio non si conoscono nemmeno le esatte dimensioni diverrà inesorabilmente il territorio degli "ultimi mohicani".




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