“Avere i conti in ordine come Regione, a partire dall’equilibrio di bilancio per ciò che riguarda la sanità, non è solo prova di buona politica. L’equilibrio di bilancio di una regione, infatti, si ripercuote positivamente sull’intero sistema economico e sulla stessa pressione fiscale che, come ha correttamente evidenziato il rapporto di Banca d’Italia, è tra le più basse in tutta Italia”. E’ quanto affermato dalla presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, intervenuta questa mattina alla presentazione del Rapporto sullo stato dell’economia in Umbria, realizzato dai ricercatori della filiale regionale di Banca d’Italia.

   La presidente Marini ha evidenziato come in questi anni la Regione Umbria è riuscita a tenere in equilibrio di bilancio i conti dell’amministrazione regionale, ed in primo luogo quelli della sanità che rappresentano oltre l’80 per cento del bilancio, mantenendo di fatto inalterata la leva fiscale regionale: “così avviene che – ha detto Marini - i cittadini umbri pagano meno Irpef, come le imprese meno Irap, rispetto alla gran parte delle regioni italiane.”

   “Recentemente – ha proseguito la presidente - anche l’agenzia internazionale di rating Standard&Poor’s ha evidenziato la buona gestione dei nostri conti, assegnando alla nostra Regione un ‘merito di credito ‘a+’ (superiore al rating ufficiale di ‘bbb+’, pur confermato) non potendo la stessa agenzia elevare il rating dell’Umbria in presenza del vincolo per le agenzie di non poter assegnare a enti pubblici subordinati allo Stato centrale livelli superiori di rating”.

   Tutto ciò non solo non era e non è scontato, ma è avvenuto in presenza di tagli ‘draconiani’ dei trasferimenti statali verso le regioni: “per la sola Regione Umbria – ha proseguito la presidente - tra inasprimento del patto di stabilità, azzeramento trasferimenti statali, aumento del limite nell’autorizzazione mutui, tagli al Fondo sanitario regionale, ci sono minori risorse pari a 251 milioni per il 2011, 364 milioni per il 2012, 475 milioni per il 2013, 531 milioni per il 2014 e 2015. Su un bilancio complessivo che per la nostra amministrazione è di poco superiore ai due miliardi di euro”.

 In precedenza la presidente aveva evidenziato la giusta sottolineatura emersa dal ‘rapporto’ in riferimento al ruolo dell’industria siderurgica regionale: “se consideriamo che oltre il 40 percento del fabbisogno di acciaio in Italia – ha detto la presidente - è soddisfatto dalle produzioni dell’Ast ci rendiamo conto di quanto questa industria e le sue sorti, non possono essere certo essere relegate a questione di una città. Questa è una industria di base, che riveste un ruolo fondamentale per l’intero sistema economico regionale ed anche nazionale. Ecco perché non sono assolutamente secondarie le questioni del passaggio di proprietà dell’Ast e che come istituzioni stiamo seguendo in queste ore con grandissima attenzione ed anche preoccupazione”.

   “La gravità della crisi dell’economia nazionale – ha proseguito - ci dice che una regione piccola come l’Umbria, pur con tutta la sua buona volontà, non può certo mettere in atto politiche anticicliche. Ciò che serve è dunque un nuova politica “strutturale” per il rilancio dell’economia di tutto il sistema Paese. Non perché le misure di contrasto alla congiuntura non servano, anzi: vanno chieste e vanno realizzate. Da tutti, ma soprattutto dai livelli istituzionali che hanno davvero in mano questa leva: l’Europa, i governi nazionali, la Banca centrale Europea. Naturalmente, per quel che è possibile, anche i livelli locali devono fare la loro parte. In questa direzione – come ho già avuto modo di dire – la Regione pensa che le risorse che arriveranno a partire dal prossimo anno per l’avvio della nuova fase di programmazione comunitaria 2014-2020 – ha concluso la presidente - sono un’occasione da non perdere per aiutare la nostra economia a crescere elevando il suo livello di competitività”.

Condividi