di Renato Casaioli

TAVERNELLE - Dibattito ricco di stimoli, conclusioni da parte del neo deputato Giulietti, surreali. E’ quanto è successo al direttivo comunale del PD di Panicale tenutosi venerdì scorso.  Espressa da parte dei presenti la soddisfazione, senza cadere nell’abbaglio sopravalutativo, per il buon risultato elettorale delle amministrative, dal dibattito che ne è eseguito, sono emerse tutte le preoccupazioni dei militanti per un’azione politica del PD inadeguata. Insomma il PD non riesce a dettare l’ordine del giorno dell’agenda  governativa, ma quello che più preoccupa è che spesso va a rimorchio degli altri, come la questione delle riforme istituzionali (con il presidenzialismo come pericolo numero uno, perché ricorda troppa da vicino il programma “Rinascita” di Licio Gelli), e del finanziamento pubblico ai partiti, stanno lì a dimostrare. Dagli interventi si è capito bene che agli iscritti, sta a cuore ribadire che la debolezza della politica, dovuta anche alla sua immoralità, non può scaricarsi sulle istituzioni, sulla Costituzione.  

Uguale interesse è stato riservato al grande tema dell’evasione fiscale. Del perché per esempio, non si introduce come in tutti i Paesi occidentali, la possibilità di scaricare le fatture. Non meno preoccupati gli iscritti, sono per lo smantellamento progressivo dello Stato sociale che da anni si sta attuando; della riforma delle pensioni, giudicata una vera sciagura per l’immediato, ma soprattutto per il futuro. Con pensionati che quando ci andranno ben oltre i setta anni, si ritroveranno a percepire appena 400/500 euro mensili, senza aver toccato minimamente le pensioni d’oro, le tante pensioni dei parlamentari, che non fanno cumulo per il fisco. Poi sull’IMU, che penalizza le famiglie, gli artigiani, le imprese, ma salvaguardia gli interessi della chiesa e dei grandi patrimoni. Come non sono mancati i richiami alla drammatica situazione economica e occupazionale della Val Nestore. Un territorio che al momento non ha nessuna prospettiva di sviluppo. Nel dibattito c’è stato spazio anche per l’Europa, che così com’è non piace.

“La sinistra italiana e europea – è stato detto – è in grado di rilanciare una proposta politica che punti a far divenire l’Europa un continente federato, con un governo in grado di esprimere politiche unitarie come la politica estera, il rilancio di una cooperazione europea e italiana con il sud del mondo? Poi il congresso del PD di ottobre. Un assise politica che dovrà tentare di dare un profilo riformista certo ad un partito che fino ad oggi non ne ha avuto. Insomma un Pd che si rifà a Gobetti e Gramsci e quindi una scelta politica socialdemocratica, oppure un PD che si sceglie il liberismo come strumento d’analisi e conseguentemente l’agire programmatico.   E’ proprio fuori luogo magari per prendere ispirazione, guardare agli anni trenta del secolo scorso, quando le due grandi scuole di pensiero,   quella di orientamento liberaldemocratico di Keynes e Beveridge e la «Scuola di Stoccolma» di Myrdall e Hammarskieold, di orientamento socialdemocratico, diedero vita al riformismo moderno con al centro i diritti, il Welfare e la programmazione?

Le conclusioni di Giulietti, giovane deputato di belle speranze, sono state assai deludenti. Un lungo racconto su come il PD non ha vinte le elezioni, poi particolari che tutti sapevano sull’elezione del Presidente della Repubblica, un dietro le quinte, davvero desolante, ma nulla, proprio nulla su quelli che sono stati i temi al centro del dibattito. “Evidentemente – questo il commento all’uscita di alcuni – aspetta di capire da che parte tirerà il vento, per poi dispiegare le sue vele”. Insomma la logica “del tengo famiglia”, ha avuto il sopravvento.  Nel vecchio PCI, quando negli primi anni settanta, si discuteva animatamente di cosa fare per dare un futuro al territorio,  le riunioni di partito alla presenza di Alfio Caponi, o di Ilvano Rasimelli, erano molto più produttive. Infatti partorirono un modello di sviluppo che portò alla piena occupazione, che ha funzionato fino a pochi anni fa. 

 

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