L'editoriale di Gian Filippo Della Croce - Acciaio
di Gian Filippo Della Croce
PERUGIA - Che l’acciaio e quindi la sua produzione sia alla base di ogni moderno paese industriale è scritto su tutti i testi di economia, ma quando un paese industriale per più o meno chiare ragioni evidenzia il declino di questa sua dimensione, il primo settore produttivo a farne le spese è proprio quello dell’acciaio. Questo a dimostrazione che l’acciaio rappresenta la “forza” di un sistema economico, quindi la forza di una nazione, un mito concreto che dura nel tempo e il declinare della forza del sistema è indicato proprio dalla salute della sua industria siderurgica. In Italia sta proprio avvenendo questo: il declino della sua dimensione industriale, e la grave crisi che ha investito il settore siderurgico nazionale ne è la dimostrazione palese, tanto più quando ad andare in crisi sono nell’ambito del comparto acciaio, le produzioni strategiche di alta qualità, quelle che caratterizzano il livello tecnologico raggiunto dall’industria nazionale del settore. Ma in questo “strano” paese che è l’Italia pare che la dimensione industriale non interessi più nessuno, tantomeno la politica che dovrebbe interessarsi del bene comune, ma è da molto che si interessa di altro, e guarda al declino del sistema industriale nazionale con ostentato distacco probabilmente frutto di incompetenza o di manifesta incapacità culturale a capire fino in fondo perché ci si debba occupare di acciaio oltre che di “porcellum”.
Non che la legge elettorale non sia importante, ma anche l’industria nazionale è importante, soprattutto quando la politica parla di lavoro, perché il lavoro è il benefico frutto delle scelte industriali che un paese fa , scelte che finiscono poi con il pesare sul presente e sul futuro dei suoi cittadini. Bene ha fatto quindi la presidente della Regione dell’Umbria Catiuscia Marini a sollecitare energicamente il governo italiano in merito alla vicenda del futuro dell’AST di Terni, quelle che un tempo erano fra le acciaierie migliori del mondo e rappresentavano per l’Italia un importante componente della sua forza industriale. Il governo Letta deve avere quindi prima di tutto una visione chiara del problema, perché non si tratta di salvare una fabbrica qualsiasi, magari interessata da problemi di mercato, ma un elemento strategico del sistema industriale nazionale, ammesso che l’Italia voglia averne ancora uno.
In questo caso lo si dichiari apertamente ma si prospettino allora le alternative se ce ne sono, quindi è necessario che le istituzioni umbre e i nostri politici si facciano carico della questione in modo serio e competente, presentando al governo tutti gli aspetti che ne determinano l’importanza, nonchè l’urgenza di allestire un piano di difesa e rilancio dell’AST. Già all’epoca della sua vendita in seguito alla privatizzazione voluta dal governo Prodi, fu evidente come non si fosse tenuto in alcun conto il valore strategico delle produzioni delle acciaierie ternane ( e qui torna il problema dell’ignoranza industriale dei nostri politici), che hanno dovuto subire l’amputazione di importanti segmenti come gli acciai magnetici, traslocati in Germania e l’inconsistenza dei progetti di sviluppo presentati dalla proprietà tedesca, fino alla vendita ad una multinazionale finlandese, attraverso una strategia ingannevole nei confronti delle istituzioni e dei lavoratori, che a sua volta ha rimesso in vendita lo stabilimento proseguendo nell’opera di depistaggio.
Ma oltre alla presa di posizione della presidente Marini non sembra che la politica umbra abbia fatto finora gran che e da quel poco che si è scritto e sentito da parte dei politici locali emerge ancora più evidente il loro insufficiente approccio al problema. Sono davanti agli occhi di tutti infatti le grandi manovre dell’asse del nord, Germania, Finlandia, Svezia e collegati, per appropriarsi del monopolio della produzione di acciaio in Europa e quindi aumentare la loro forza nel contesto dell’Unione. Occorre quindi una strategia forte capace di farsi sentire, laddove è necessario farsi sentire: da Roma a Bruxelles, che parta dalla coscienza che salvare l’acciaio ( e in questo caso quello speciale) e un importante sito di produzione come quello di Terni è un bene per l’Umbria e per l’Italia. La politica dimostri una volta per tutte le sue capacità, questa è una partita senza ritorno.




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