di Renato Casaioli

Questo dibattito sulle pensioni è veramente penoso, fa indignare tutti i cittadini che con la legge Fornero e gli attuali ripensamenti vagamente riformatrici, sentono di aver perso uno dei diritti fondamentali per la qualità della loro vita. Il Dottor Sottile, alias Giuliano Amato, parlando dall’alto delle sue pensioni d’oro, ha avuto nelle scorse settimane un rigurgito di memoria socialista, e ha definito la riforma Fornero “la condizione per un disastro sociale senza precedenti”. Ha perfettamente ragione il senatore.

Quella riforma è bene essere chiari, non manderà i cittadini in pensione a 67 anni, bensì intorno agli 80 anni e con pensioni che si aggireranno intorno ai 500 euro. Ora si parla di renderla più flessibile in uscita, attraverso lo strumento delle penalizzazioni. Decurtazioni su pensioni che sono già da fame, se uno stanco se ne esce prima dei 70 anni previsti. E fa veramente rabbia che a un simile dibattito si presti il PD con Cesare Damiano presidente della commissione lavoro, che al contrario dovrebbe usare un linguaggio e avanzare proposte davvero riformatrici. La prima proposta che i cittadini di qualsiasi parrocchia politica si aspettano, è quella del disboscamento delle tante plurime pensioni di cui godono i consiglieri regionali, parlamentari e senatori.  Delle tante scandalose liquidazioni milionarie, magari ottenute dopo che le aziende dirette sono fallite.  Basti pensare alla compagnia TIRRENIA.

Va denunciato senza infingimenti che le pensioni d’oro che riscuotono i manager, sono pagate con i contributi degli operai che vivono con 1000 euro al mese. Loro non hanno versato per quanto stanno riscuotendo. La gente comune, ci provi a sentirla Damiano, sulle pensioni ha le idee chiare. E’ convinta per esempio, che bisogna assegnarne una sola a ciascuno, con una forbice che va da 1000 euro a 5000 euro. La pensione non lo dimentichi la sinistra, è quella grande conquista di civiltà che affiancata da un grande Stato sociale, deve permettere ad ognuno di noi di vivere con quanta più serenità e dignità possibile, l’ultimo percorso della nostra vita. Se i dirigenti del PD, tornassero a pensare attraverso i valori della sinistra solidaristica che si basa sul Diritto e non sull’elemosina, risulterebbe loro facile ragionare di riforma delle pensioni.

Le loro contorsioni, le loro sviste e devianze, hanno origine tutte da qui. Non avere più come bussola, da parte della sinistra, quel grappolo di valori non trattabili, da cui far scaturire proposte e programmi di governo, la resa meno credibile, non alternativa al liberismo imperante di cui spesso anche lei si è ubriacata.

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