Cari Compagni, Cari Amici,

 

sento il dovere di spiegare le ragioni che mi avevano indotto in un primo momento a dare la mia disponibilità a essere candidato nelle liste regionali di Liberi e Uguali e che mi spingono oggi a ritirare tale disponibilità.

Quando ho accettato la proposta della candidatura, dopo avere interpellato vari compagni e amici, l’ho fatto ad una condizione: quella di essere designato quale capolista per la Camera. Non si è trattato di un atto di arroganza, ma che derivava dalla necessità di porre le forze politiche che hanno dato vita a LeU di fronte ad una precisa scelta politica: quella di presentare come capolista una personalità politica schierata, scelta rispettabile ma che avrebbe mantenuto il bacino potenziale di voti entro il limite rappresentato dalla somma dei consensi delle tre formazioni politiche, oppure quella di valorizzare una apertura verso una persona, chiaramente di sinistra ma non iscritta a partiti, fortemente impegnata sul territorio nella campagna referendaria del 4 dicembre (che ha visto in Umbria prevalere il No), conosciuta e stimata nel mondo della cultura, della scuola e dell’Università, apprezzata nell’universo dell’associazionismo, del Sindacato e dell’antifascismo, sostenuta da molti cittadini orfani della sinistra o più semplicemente coerentemente democratici e schierati per l’attuazione dei principi e dei diritti sanciti nella Costituzione. Dopo avere dato la mia disponibilità sono stato colpito dalla grande quantità di messaggi e di incoraggiamenti che mi sono arrivati da persone che vedevano nella mia candidatura una prospettiva di cambiamento della politica e una motivazione fondamentale per decidere di dare il proprio sostegno a LeU. In Umbria c’era almeno la possibilità (anche se ovviamente non la certezza) di ottenere un seggio che sarebbe stato speso in Parlamento per dare seguito alle battaglie per la Costituzione e operare per la ricostruzione di una sinistra degna di questo nome. Ma anche se così non fosse stato era ragionevole aspirare ad un risultato significativo che avrebbe rappresentato un punto di riferimento nel presente e una speranza per il futuro.

Purtroppo ho dovuto prendere atto che le scelte compiute a livello nazionale per l’Umbria sono quanto di più negativo ci si potesse attendere. Sono designati come capilista due candidati esterni: Rossella Muroni, già presidente di Legambiente, alla Camera, e Andrea Maestri di Ravenna, deputato uscente di Possibile, al Senato. Per di più in seconda posizione alla Camera viene collocato Lucio Cavazzoni, imprenditore biologico di Bologna. La designazione di candidati esterni paracadutati, non radicati nel territorio e alcuni sconosciuti all’opinione pubblica, è una scelta che frustra le speranze di cambiamento e che risulterà controproducente anche in termini elettorali. Tale vicenda si colloca nel quadro di una legge elettorale vergognosa di cui si sta rivelando ogni giorno di più l’intento ispiratore: quello di attribuire a pochi capipartito la scelta di candidati fedelissimi per precostituirsi un gruppo di pretoriani ponti a sostenere il leader di turno all’indomani del voto e a giustificare le alleanze più trasversali e innominabili. In LeU ha pesato poi anche il sistema delle quote attribuite nazionalmente alle tre formazioni politiche, con buona pace della cosiddetta “società civile” e della volontà manifestata dai territori, che anche in Umbria si era espressa in assemblee numerose e partecipate per la discussione del programma e delle candidature. Di fronte a questo scenario non posso che ritirare la candidatura, che, data l’alternanza di genere prevista dal Rosatellum, mi attribuirebbe la quarta e ultima posizione alla Camera oppure la terza al Senato. Ringrazio coloro che me l’avevano offerta e che più si sono spesi per la sua valorizzazione, fino a propormi negli ultimi giorni la candidatura quale capolista al Senato, ma le scelte compiute comportano da parte mia un rifiuto netto sia sul piano politico sia su quello della dignità personale.

Fra l’altro l’accettazione della candidatura avrebbe comportato per me scelte dolorose ma corrette, come le dimissioni dal Direttivo Nazionale e dalla carica di Coordinatore regionale del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, associazione plurale nell’ambito della quale ovviamente ognuno può manifestare liberamente il suo orientamento politico-elettorale. L’unica indicazione che è stata data a livello nazionale è stata quella di non votare per i partiti che hanno dato vita a questa vergognosa legge elettorale e di votare per forze politiche che si sono impegnate per il No al referendum. La non accettazione della candidatura mi consente di continuare il ruolo svolto in passato e che si sta concretizzando nella presentazione di tre disegni di legge di iniziativa popolare: per il cambiamento della legge elettorale, per il superamento della cosiddetta “legge sulla buona scuola”, per l’abrogazione del vincolo del pareggio di bilancio introdotto nella Costituzione nel 2012, e nella raccolta di firme per l’appello antifascista lanciato dall’ANPI e da molte associazioni. Su queste campagne avrò modo di incontrare tante persone che anche per le prossime elezioni, al di là delle scelte che ognuno compirà, si sentiranno ancora una volta orfane di una sinistra capace di rappresentare adeguatamente le istanze del mondo del lavoro e della società e di difesa e rafforzamento della democrazia costituzionale.

Un abbraccio a tutti e un arrivederci a presto.

Mauro Volpi

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