di Fabio Sebastiani

“L’ennesima occasione perduta per il sindacalismo confederale di stare al centro della discussione politica ed economica e di rappresentare fino in fondo le istanze provenienti da un dilaniato mondo del lavoro”, così la “Cgil che vogliamo” si esprime contro il documento unitario ch sarà portato al tavolo con il Governo il 23 gennaio.
L’accusa principale è il non assumere “la centralità del tema della redistribuzione per una fuoriuscita dalla crisi connotata, al momento attuale, solo da pesanti interventi di contenimento della spesa e di tassazione aggiuntive a carico del lavoro dipendente e delle pensioni”. Più recessione, quindi, e peggioramento delle condizioni di lavoro.
La “Cgil che vogliamo” attacca i sindacati proprio nel punto più debole del documento unitario, “il nuovo lavoro e/o nella sua redistribuzione attraverso riduzione dell’orario di lavoro”. Nel documento, infatti, si ripropone “l’aumento della produttività attraverso la detassazione di salario da contrattazione aziendale e territoriale”, che “è un obiettivo vecchio, ormai ampiamente sconfitto dalla decrescita del Pil”.

”L’assenza di scelte nette sul piano generale si ripropone sul merito delle questioni legate al mercato del lavoro - si legge nel documento della Cgil che vogliamo -. Nell’attuale situazione, in presenza di tassi elevati di disoccupazione giovanile e femminile, di intollerabile pandemia di precarietà, di massicci espulsioni dal lavoro, sarebbe stato quanto mai necessaria e urgente la rivendicazione di una riforma organica dell’impianto legislativo sulle modalità di accesso al lavoro e una vera riforma degli ammortizzatori sociali in senso universale”. Nel documento unitario, invece, “si elencano una serie di indicazioni di massima che non mettono minimamente in discussione l’attuale impianto legislativo, che lasciano inalterata la pletora di forme precarie non assumendo fino in fondo il tema dell’unificazione del mercato del lavoro. Il rischio è che ci si trovi al tavolo proposte come il contratto unico e / o prevalente senza che Cgil, Cisl e Uil abbiano concordato una posizione comune o, peggio, senza che tale posizione comune sia stata esplicitata nel documento unitario”.

La “Cgil che vogliamo” non lascia in piedi quasi nulla del documento unitario: Sul part-time , “si accentuano i rischi di disponibilità assoluta del lavoratore alle richieste dell’impresa”.
Sul contratto a termine, “non viene citata la rivendicazione della cogenza della causali per il ricorso allo stesso,mantenendo inalterato l’attuale utilizzo del lavoro somministrato”.
“È inaccettabile - continua il documento - che vengano salvati il lavoro parasubordinato e persino i voucher, forme le più insidiose di accesso al lavoro perchè totalmente sostitutive del Ccnl”.

Sugli ammortizzatori sociali, “il documento è particolarmente ambiguo in merito al ruolo del sistema della bilateralità”, “e non si rivendica nemmeno un rafforzamento quantitativo dell’indennità di disoccupazione”.
Sulle questioni della previdenza, infine, “non si assume la rivendicazione della riapertura della discussione, dopo lo smacco subito dalle organizzazioni sindacali che per la prima volta nella storia sono state estromesse dalle decisioni sul tema”.
Pur condividendo la necessità “di modifiche per gli esodati e per i precoci, non si comprende la logica in virtù della quale si rivendica maggiore gradualità nell’attuazione della riforma e l’estensione della norma sui 64 anni ai lavoratori del pubblico, norma che di graduale non ha proprio nulla”.

Fonte: controlacrisi.org

Condividi