“Ricchi e Poveri. L'Italia e le disuguaglianze (in)accettabili” di Mauro Franzini
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di Isabella Rossi
Giovani, donne, bambini, laureati e diplomati ridotti in povertà dai
meccanismi di disuguaglianza che in Italia concentrano la ricchezza
nelle mani di pochi. Una radiografia del Belpaese ferma al 2008, ma
comunque preziosa per numeri e strumenti forniti, quella contenuta in
“Ricchi e Poveri. L'Italia e le disuguaglianze (in)accettabili”,
l’inchiesta di Mauro Franzini presentata ad Umbria Libri venerdì
pomeriggio al Teatro Pavone. Lo dice l’indice Gini, più basso quando la
società è più uguale, che in Italia è salito a quota 35 “contro il 23 %
dei paesi scandinavi”.
A chi si chiede dove stia andando l’Italia Franzini, professore
ordinario di Politica economica nell'Università di Roma La Sapienza,
presenta il conto di un decennio di disuguaglianze inaccettabili con
tendenza in forte crescita. E offre una riflessione: “Quando ho
iniziato il libro pensavo che il problema per la società fossero i
poveri, strada facendo ho scoperto, invece, che a far male alla società
sono i ricchi”.
Poco senso di colpa e molta premeditazione.
Il coefficiente Gini, nel 1991 al 29, è salito al 34 nel 1993 fino a
maturare ben 5 punti al 2008. “Ma nulla fa pensare che si fermi lì.
Anzi: tutto fa pensare il contrario”. Gli effetti evidenti delle
diseguaglianze appaiano principalmente tre: distruzione della classe
media, arricchimento dei ricchi ed impoverimento di tutti gli altri. Ma
nell’esercizio di caduta libera ai margini in Italia non tutti vanno
alla stessa velocità. Mentre il 41% dei 50enni ha visto migliorare il
proprio status rispetto alla famiglia di provenienza, solo il 6% dei
ventenni gode di questa condizione mentre il 20% dei ventenni “sta
peggio”.
Disuguaglianze possibili, secondo monsignor Paglia, intervenuto ieri alla presentazione, per mancanza di “senso di colpa” mentre “il pericolo che la crisi finanziaria possa esplodere non è lontano”.
L’accentuazione della distanza è questione molto più terrena, anzi prettamente politica, ha chiarito il senatore Mauro Agostini. A determinarla sono state “scelte precise ed indirizzi mirati della politica economica italiana”.
Bambini italiani impoveriti dalla politica
Una prima eclatante conseguenza di questa politica è l’impoverimento
dei bambini. In Italia ben il 25% dei bambini vive in povertà, una
situazione diffusa soprattutto nelle famiglie monoreddito. E i conti
tornano – o non tornano a seconda della prospettiva – se si considera
che al reddito della famiglia poco possono contribuire la maggioranza
delle donne italiane, escluse per il 54,4 % dal mercato del lavoro.
Leva fiscale e cattiva distribuzione del reddito .
Il prelievo fiscale è un importante strumento di redistribuzione del
reddito. Oggi - ha ricordato Agostini - in Italia, dove la pressione
fiscale è superiore al 43%, la leva fiscale ha accentuato una cattiva
distribuzione del reddito. Un riforma fiscale si rende più che mai
urgente “per ricomporre, a parità di gettito, il prelievo fiscale”. Del
resto, i meccanismi del prelievo parlano da soli: scudo fiscale al 5% e
aliquota d’ingresso Irpef al 23% abolizione delle imposte di
successione e patrimoniali (siamo uno dei pochi paesi al mondo). E se
anche il Forum delle famiglie ha bocciato il quoziente familiare, ai
fini di una redistribuzione del reddito “oggi è più che mai urgente
smettere di parlare della famiglia in termini ideologici per dare voce
a chi non ce l’ha”, ha concluso il senatore.
A rendere fragile l’economia, secondo Massimo Mucchetti, vice direttore del Corriere della Sera, è proprio la disuguaglianza. E in Italia uno dei problemi più sentiti è quello “del lavoro che non viene riconosciuto e che non ha dignità”. Intorno alla distruzione della classe media sembra ruotare tutta la problematica della diseguaglianza presentata da Franzini. La sua scomparsa, operata da politiche economiche mirate, ha privato la società democratica di un architrave e spianato la strada alla polarizzazione del reddito.
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