«Sullo stato della famiglia in Italia, dopo molti anni di dibattito e di rinvii, si registra una notizia positiva: il 28 e 29 settembre si svolgerà la terza Conferenza nazionale a essa dedicata». Inizia con queste parole l’articolo del cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti, dal titolo «Fattore famiglia», pubblicato nella rubrica Dialoghi su Il Settimanale de «L’Osservatore Romano», consultabile anche online su:

http://www.osservatoreromano.va/vaticanresources/pdf/ITA_2017_032_1708.pdf.

La notizia dello svolgimento della Conferenza nazionale rappresenta, quindi, «un fatto positivo perché permette di affrontare la realtà con qualche speranza in più» e soprattutto perché servirà a mettere al centro della discussione pubblica «uno snodo di eccezionale importanza»: ovvero il «rapporto tra famiglia e lavoro».

«Un tema del genere – scrive il presule perugino – non può più essere eluso come se fosse solamente un argomento caro ai cattolici e quindi una questione ancillare dell’agenda pubblica del paese. No, il rapporto tra famiglia e lavoro è un tema centrale — pastorale, culturale e politico — per l’Italia di oggi e per quella di domani». Anche perché, scrive il cardinale, sembra che l’Italia sia divisa in due: «tra chi lavora troppo e chi è disoccupato. Da una parte ci sono i cosiddetti “nomadi produttivi” costretti a ritmi lavorativi impressionanti e a vivere sostanzialmente lontano dalle famiglie e dall’altra i precari che senza un lavoro certo non riescono a fornire una speranza al proprio nucleo familiare».

Per far fronte a questa difficile situazione, scrive Bassetti, occorre senza dubbio «un’organizzazione del lavoro efficiente per l’economia e che soprattutto riesca a fornire il bene più prezioso per le famiglie di oggi: il tempo. Tempo che i genitori possono dedicare ai figli, agli anziani, allo svago, al volontariato, alla preghiera. Tempo necessario per costruire e alimentare quelle relazioni interpersonali senza le quali la società s’inaridisce o muore».

«Bilanciare in maniera ottimale le ore di lavoro con quelle per la famiglia significa, pertanto, non solo rendere più efficiente il lavoro, ma significa soprattutto mettere al primo posto la persona umana per ribadire un sacrosanto principio evangelico: il lavoro è al servizio dell’uomo e non il contrario. Una società che, invece, valuta la dignità di una persona solamente in base allo status sociale dell’attività lavorativa — e quindi in relazione allo stipendio e al benessere che ne consegue — è di fatto una società infelice e sostanzialmente più povera».

Per tutti questi motivi, conclude Bassetti, «ciò che serve urgentemente all’Italia, quindi, non sono solo politiche per la famiglia, ma un radicale cambio di prospettiva. In definitiva, una vera e propria rivoluzione culturale: una rivoluzione incentrata sulla famiglia».

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