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di Mario Bravi* Alcune settimane fa, Papa Ratzinger ha sottolineato giustamente l’insostenibilità economica, sociale e anche etica, in cui milioni di persone sono costrette, dalla condizione di lavoro di precarietà del loro lavoro. Nei giorni scorsi il Governatore della Banca Centrale, ha sollecitato un aumento dei salari in Italia tra i più bassi d’Europa. Occorre rilanciare i consumi, sostiene giustamente il Governatore, che poi però inopinatamente vuole aumentare l’età per andare in pensione. Da tempo la Cgil sottolinea che precarietà e bassi salari sono due nodi che vanno risolti e affrontati, per riprogettare il Paese e, aggiungo, anche il nostro territorio. E inoltre venerdi’ 26 ottobre sono scesi in piazza i lavoratori del pubblico impegno, per chiedere al Governo Prodi: il rinnovo del contratto. Sabato 27 ottobre, la stessa cosa l’hanno fatta i lavoratori della scuola per la stessa motivazione, come pure. lunedi’ 29 le lavoratrici e i lavoratori dell’Università e della ricerca. Martedì 30 ottobre e mercoledì 31 hanno scioperato i metalmeccanici, il perno del sistema industriale del Paese; non è un caso tra l’altro che i primi dati ci parlano di una grande riuscita di questo sciopero. E in questa situazione, il Presidente di Confindustria, nonché della FIAT, nonché di tante altre cose, Montezemolo, anticipa (ma quale generosità….?!) 30 € di aumento. ingolare questo atteggiamento, quando ci sono da rinnovare i contratti, oltrechè ambiguo e unilaterale. Serve altro e non pannicelli caldi e questo in un Paese, in cui come ha sottolineato l’Ires – Cgil dal 1993 al 2003, su 21 punti di aumento della produttività solo 3 sono andati ai lavoratori e tutti gli altri ai profitti. E’ chiaro che occorre invertire questa tendenza in Italia, ma anche nella provincia di Perugia. Perché, deve essere chiaro, che se il problema dei bassi salari è forte nel Paese, è ancora più pesante qui da noi. Perché tutti dovrebbero sapere, che abbiamo salari più bassi della media nazionale. E questo non avviene a caso, perché non è ininfluente il fatto che, il 54% dei 188.000 dipendenti della nostra provincia impegnati nelle aziende dei settori commerciali, industriali, artigianali e dell’agricoltura, sono concentrati in aziende sotto i 10 dipendenti, dove la contratatzione aziendale sostanzialmente non esiste. E tra l’altro, in alcuni casi, non si esercita nemmeno la contrattazione nazionale visto che i lavoratori dell’artigianato non vedono rinnovato il loro contratto addirittura dal 1999, quando ancora c’era la lira. Tutto ciò è letteralmente scandaloso!!! Così come grida vendetta il fatto che i lavoratori e le lavoratrici della ceramica di Deruta, per fare solo un esempio (settore che tra l’altro esporta all’estero), percepiscano a tutt’oggi solo 800 € al mese. E’ chiaro che dopo tutti questi autorevoli pronunciamenti, occorre passare dalle parole ai fatti, rinnovando i contratti nazionali ed aziendali. Se non ora, quando!? Segretario Generale Cgil provincia di Perugia* Condividi