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Due chiacchiere con Txutxi Ariznabarreta, responsabile per la comunicazione e relazioni politica sindacale del sindacato LAB nonchè membro del Comitato esecutivo nazionale. Riveste questo ruolo dal 92 un veterano in tutti i sensi, ed ha partecipato attivamente per l’incarico che riveste a tutte le fasi politiche –sindacali che hanno caratterizzato il Paese Basco in questi ultimi anni. Il primo approccio serve per cogliere alcune informazioni sul sindacato LAB (sindacato delle lavoratrici e dei lavoratori indipendentisti). Una organizzazione che raccoglie in tutto il Paese Basco compresa la Navarra una percentuale del 17%, presente in tutti i settori con punte notevoli nel mettallurgico e nel pubblico. Un sindacato, che a differenza di tutti gli altri è presente anche nel Paese Basco Francese e questa peculiarità lo rende il sindacato di tutti i baschi. Al fondo della filosofia strutturale di LAB c’è la concezione che un sindacato oggi non può essere strettamente ancorato alle questioni del lavoro, ma deve avere la capacità di essere un sindacato socio-politico poichè la politica condiziona fortemente tutti gli altri livelli, pertanto abbiamo un sindacato di sinistra di classe e per l’autodeterminazione del Paese Basco. Txutxi è un fiume in piena, mette in evidenza quelli che sono oggi i problemi principali dei lavoratori, dalla precarietà alle morti bianche che nel Paese Basco hanno una percentuale molto alta, fino ai salari, problemi che conosciamo bene perchè comuni al sistema liberista, inoltre lega la situazione dei lavoratori alla situazione politica in questa terra. Parte da lontano, dalle ultime elezioni politiche dove i socialisti inaspettatamente sono riusciti a prendere più consensi del Partito – popolare di Aznar soprattutto per la maniera con cui i popolari avevano gestito l’attentato alla stazione di Madrid messo in atto dagl’integralisti islamici. Inizialmente la vittoria socialista aveva aperto molte aspettative in Euskadi, la sinistra indipendentista aveva presentato una proposta definita di Anoeta a fine del 2004, dove si davano segnali forti di apertura di un dialogo per il superamento del conflitto. Questa apertura seguita a ruota da una tregua unilaterale dell’ETA, aveva incoraggiato anche il PSOE ad aprire un processo di negoziato su più livelli, da una parte con ETA dall’altra con tutte le altre forze politico sociali presenti in Euskadi. Era necessario creare delle basi condivise di partenza per arrivare poi in modo graduale ad affrontare quelle che sono poi le peculiarità di ogni soggettività coinvolta nel processo. I punti critici subito posi sul tavolo erano il riconoscimento che il conflitto in atto avesse una base politica e l’unica maniera per uscirne era il dialogo tra tutti quanti mettendo da parte ogni tatticismo.In secondo luogo doveva essere chiaro che tutti i territori baschi dovevano essere coinvolti nel processo e per ultimo, il fatto che il conflitto è legato ad un popolo e alla fine questo in maniera democratica deve decidere delle proprie sorti ed essere protagonista del processo. Secondo Txutxi, si stavano delineando tutte le condizioni per procedere, era evidente che in qualche modo si era creato un asse tra la sinistra indipendentista e il PSOE. Questa situazione se da una parte faceva intravedere una via percorribile,dall’altra fa emergere le titubanze di alcuni settori del nazionalismo moderato (PNV) che si sente stretto in una morsa e vede la possibilità che l’egemonia fin ora esercitata nel governo politico della regione possa venire meno. Inoltre anche settori del nazionalismo spagnolo, legati al PSOE e non solo cominciano a far pressioni, non possono tollerare che ci possano essere cedimenti nelle concessioni alle rivendicazione dei baschi, si aprirebbe un fronte più grande di quello già esistente vedi Catalunia ed altre zone. Siamo agli inizi del duemila sette, ETA rope la tregua con l’attentato all’aereoporto di Madrid a fine dicembre 2006, i settori che non vogliono che il processo avanzi nella maniera in cui si stava procedendo, prendono in mano la situazione e forzano affinchè ci siano azioni da una parte che indeboliscano la sinistra indipendentista che stava giocando tutto sul dialogo rivedendo al ribasso molte rivendicazioni e siccome manca meno di un anno alle elezioni procede spedita con azioni che permettano di recuperare terreno a destra. Si emettono sentenze storiche come quella del “ Marco 18/98”, la direzione politica di batasuna viene messa in carcere, in sostanza la tesi Garzon che dice che tutto ciò che rivendica autodeterminazione e rivendica una connotazione autonoma nel paese basco è funzionale ad ETA e quindi perseguibile. Si rimette in pista la Legge sui partiti fatta ad hoc per non permettere alla sinistra indipendentista di presentarsi alle elezioni. L’obiettivo del PSOE è chiaro da qui alle elezioni forzare la mano per capitalizzare il massimo nelle elezioni e subito dopo marzo duemila otto se riesce a vincere riaprire il dialogo con una sinistra annichilita. Siamo ad un passo dall’illegalizzazione di ANV e sicuramente ci saranno azioni di polizia tutto in preparazioni delle elezioni di marzo. A questo punto la domanda d’obbligo è come la massa della gente vive queste vicende, poichè l’impressione è quella di uno scoramento generalizzato, passività che colpisce anche quei settori più avanzati che credono nel dialogo come l’unica via d’uscita. Txitxi conferma tutto questo ma aggiunge un elemento chiave, la consapevolezza che ormai la società basca è una eterogeneità di soggetti, i quali in prima persona e tutti quanti devono essere coinvolti nel processo e questo processo non può che basare tutto sul dialogo ed il riconoscimento reciproco, la maggioranza è consapevole di questo. Ancora una volta l’ottimismo della volontà prevale sul pessimismo della ragione. Condividi