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di Daniele Ciri Rifondazione Comunista, insieme a Sinistra Democratica e Comunisti Italiani, ha chiesto un Consiglio Comunale per parlare di sicurezza nella città di Perugia. Da che cosa nasce questa esigenza e che cosa porterete all’attenzione della città di Perugia e del suo Consiglio Comunale? La questione è semplicissima e nasce dal fatto che tutto il mondo parla di Perugia e dei problemi che ci sono in questa città, tranne il suo Consiglio Comunale. L’unica voce è quella del Sindaco che continua a dire che Perugia è una città dove tutto va bene. Noi pensiamo invece che ci sia stato un peggioramento nell’ambito della sicurezza tra i cittadini di Perugia. Penso che si sia rotto un patto. Un patto sociale. E penso che valori come la tolleranza, la solidarietà e la democrazia, non siano valori da considerare assodati per sempre. Bisogna ricercare un nuovo patto sociale in città, tra diversi soggetti. In particolare c’è un fenomeno migratorio, velocissimo negli ultimi anni, al quale bisogna dare delle risposte, perché rischia di confliggere con altri soggetti deboli della società come gli anziani e i precari. Se questi soggetti arrivano a confliggere i valori di convivenza civile e di tolleranza, che hanno da sempre contraddistinto la città, possono implodere. Ecco perché Rifondazione, insieme alla Sinistra, chiede che il Consiglio Comunale di Perugia discuta e affronti seriamente il problema della sicurezza urbana. La massima assise dove è rappresentata tutta la città deve dare delle risposte in questo senso. Proprio per arrivare a questo abbiamo fatto in questi giorni diverse assemblee partecipate, in tutti i luoghi con i maggiori problemi, dove abbiamo presentato, ai comitati sorti tra i cittadini, il nostro progetto di “Sicurezza Democratica”. Perugia ha sempre dato di sé un’immagine di ponte tra popoli e culture diverse. La vicenda di Ponte Felcino prima, l’omicidio di Meredith poi, dal quale ne è derivata un’analisi spietata dei media sulla situazione legata alla droga, hanno cambiato di colpo questa immagine agli occhi dell’opinione pubblica. Perché è successo questo, qualcosa è sfuggito di mano? Penso di sì. Penso che la trasformazione della città negli ultimi anni sia stata una trasformazione prevalentemente urbanistica. L’Amministrazione Comunale si è concentrata sulla realizzazione di nuovi insediamenti abitativi e di nuove infrastrutture, tralasciando, a mio parere, tutto ciò che faceva di Perugia un modello: la qualità dei servizi e degli interventi. Anche in riferimento ai fenomeni come le tossicodipendenze. Penso ai centri per la riduzione del danno, ai centri a bassa soglia, al nostro SerT, tutta una serie di reti e di servizi sociali sul territorio, che permettevano di ristabilire un’idea di città governata anche da questo punto di vista. Lo sforzo diciamo così negli ultimi anni si è concentrato sul mattone, con tutte le sue implicazioni sia positive che negative, abbandonando l’idea di Welfare municipale. Attenzione però: non è che manchino gli investimenti in questo senso. Il Comune di Perugia continua, anche grazie alle battaglie della Sinistra, a mantenere inalterate se non addirittura aumentate le risorse a disposizione del capitolo Welfare e spesa sociale. Il problema è come riqualificare i servizi in funzione delle nuove esigenze e delle nuove domande. Perugia ha una popolazione anziana numerosa, ha nuovi cittadini, vive il problema delle nuove povertà, del lavoro precario. Serve quindi riqualificare la spesa e gli interventi sulle politiche sociali. “Sicurezza Democratica” rappresenta la visione da Sinistra del problema sicurezza. Perché si è sentito il bisogno di chiarire la posizione della Sinistra e di Rifondazione su questo tema e quali sono gli elementi di novità rispetto al contesto politico? Una volta assodato che la sicurezza è un diritto di libertà, è un dovere della Sinistra garantire questo diritto. Anche perché i soggetti vittime dei reati, spesso sono i soggetti più deboli della società, che la Sinistra deve tutelare per sua vocazione. Era un errore da parte della Sinistra non dare risposte in questo senso. Rifondazione Comunista ha avvertito le trasformazioni che si sono attuate in città, ha avvertito questo problema sentito dai nostri concittadini e pertanto è intervenuta elaborando un progetto che si chiama “Sicurezza Democratica”. La destra affrontava il problema sicurezza dicendo una sola cosa: “repressione, repressione, repressione”. Noi abbiamo aggiunto la parola democratica. La repressione è necessaria ma va chiarito chi la fa e come la deve fare. E la deve fare bene. Ma non basta, non è sufficiente. Servono politiche di inclusione sociale, di lotta alla marginalità e più in generale tutta quella serie di interventi che possano in qualche modo prevenire nuovi reati. E’ questo il senso della parola “democratica”. Non solo. Rispetto alla trasformazione urbana della città noi diciamo basta, perché i nostri quartieri devono essere innanzitutto vivibili. Serve quindi una riqualificazione urbana che tenga al centro l’elemento sicurezza. Serve una riqualificazione e una lotta al degrado dei parchi, come ad esempio una migliore e maggiore illuminazione per garantire la fruizione di questi luoghi, come ad esempio le colonnine SOS, affinché ognuno possa tranquillamente frequentare i parchi sapendo che in qualsiasi momento può avvertire la centrale operativa dei Vigili Urbani. Serve un’educazione alla legalità, che ponga il diritto come fondamento del patto sociale, poiché una società sta insieme se i diritti e le regole vengono rispettate (…). Poi servono anche altre cose. Noi pensiamo che il territorio debba essere animato e che questo rappresenti il deterrente maggiore, perché i primi controllori sono i cittadini che sanno stare insieme. Occorre dare la possibilità alla gente di vivere il territorio perugino attraverso l’utilizzo di spazi pubblici (…). Altra proposta a nostro avviso importante è quella dei “Taxi Rosa” a disposizione delle donne durante le ore notturne a tariffe agevolate, per spostarsi nella città in sicurezza. La differenza con la politica della sicurezza decantata in maniera ipocrita dalla destra che prevede soltanto la repressione, è rappresentata in questo senso dalla prevenzione. Condividi