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La legge 194 si pone come una di quelle leggi che nel corso del tempo ha funzionato, infatti dal 1978, anno in cui è entrata in vigore ad oggi, il numero degli aborti è costantemente diminuito, circa il 60%. E allora, in questa campagna elettorale, non dovrebbe essere oggetto di riflessioni particolari, anche se beninteso, tutto è migliorabile, infatti è ben più urgente dibattere di quelle che, nel corso degli anni, non hanno affatto funzionato o addirittura sono restate lettera morta. Pensiamo alle norme in merito alla sicurezza sui luoghi di lavoro, alle riforme istituzionali, alla precarietà di tanti giovani, alla tutela del paesaggio, che è deturpato da un’ondata di cemento che non accenna a diminuire. Putroppo, però, la 194 è stata tirata dentro la campagna elettorale con gran forza ed ora, bella pretesa quella del duo Veltrusconi che l’aborto non debba essere argomento di campagna elettorale, rispondendo a monosillabi solo quando ci vengono tirati dentro a forza. L’argomento è troppo nobile, troppo elevato, richiede libertà di coscienza. Cari Veltroni e Berlusconi abbiamo tutti libertà di coscienza , l’art. 21 della Costituzione tutela la libertà di tutti i cittadini. Il coraggio, invece è un’altra cosa: se uno non ce l’ha non se lo può dare, come diceva il pavido don Abbondio, il quale aggiungeva che se avesse preso una schioppettata non gliela avrebbe tolta nessuno. Quello che è chiaro, allora, è l’imbarazzo delle formazioni che raccolgono nel loro seno visioni molto disomogenee e la volontà di non creare divisioni interne ai propri schieramenti. La divisione, tuttavia, non è tanto fra laici e cattolici, quanto fra chi ha una visione laica dello stato, a prescindere dall’essere cattolici, e chi ha una concezione perfettamente aderente a quella delle gerarchie ecclesiastiche. Ma non si dica che la questione non sia argomento da campagna elettorale, visto che è stato fondato un partito in merito alla moratoria sull’aborto e che l’argomento si pone proprio nel bel mezzo della campagna elettorale. E’ interesse precipuo di tutti gli elettori e le elettrici conoscere come la pensano i partiti che si accingono a votare, soprattutto sulle grandi questioni. Di che cosa dovrebbe occuparsi, infatti, la politica nazionale, se non delle grandi tematiche morali e tradurle in delle leggi che riflettono dei valori? La legge di per sé non dovrebbe essere morale? E non solo la politica nazionale, il dibattito deve interessare anche la politica locale. Infatti, essa di che cosa si dovrebbe occupare, solo di ripianare le buche delle strade? Le donne, allora, non facciano nessuno sconti a chi per ragioni di opportunità o meglio di opportunismo ha intenzione di non affrontare l’argomento, in pratica per farle tacere. I vari organismi di parità nazionali o locali dicano qualcosa in proposito e si pongano come fulcro della nuova mobilitazione per la difesa dei diritti delle donne, come hanno fatto per il referendum del 2005 in merito all’abolizione di alcuni articoli della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita. Il movimento delle donne che ha radici lontane nel tempo, che ha condotto molte campagne di mobilitazione grandemente efficaci faccia la sua parte, non lasciando il campo a chi come Ferrara, vorrebbe ergersi ad interprete unico del pensiero e degli interessi femminili. Condividi