di Leonardo Caponi

 

PERUGIA - Mi dispiace, ma stavolta ha ragione Brunetta. La legge di stabilità di Renzi e Padoan è una presa in giro, una cosa poco seria che sarebbe da non prendere in considerazione. E' un colpo di teatro, nello stile del capo del governo e del suo ministro economista da spettacolo, i cui unici effetti reali, tra i tanti magnificati, saranno il colpo finale ai diritti dei lavoratori, il taglio ulteriore di servizi sociali essenziali, l'aumento delle tasse, la perpetuazione della crisi e della disoccupazione. La filosofia della legge continua e amplifica quella sulla quale si è insistito in questi anni: sottrarre potere e soldi ai lavoratori per concentrarli nelle imprese (oltre che nei mercati finanziari). E' una linea che ha fatto completo fallimento. La crisi è provocata non dagli alti costi di produzione delle merci e dal costo del lavoro: è causata dal crollo dei consumi proprio per effetto della diminuzione del potere d'acquisto di stipendi e pensioni e dell'irragionevole rigore finanziario che (nell'interesse delle banche e della speculazione) è stato imposto in tutti i Paesi. L'occupazione si crea non dando mano libera alle imprese, ma rimettendo soldi in tasca ai lavoratori e rilanciando gli investimenti pubblici e privati. Forzare i vincoli europei per questi scopi avrebbe un senso e sarebbe da appoggiare. La legge Renzi Padoan rischia invece di aggravare ulteriormente e scassare il bilancio dello stato facendone pagare le conseguenze alle famiglie e alle persone a più basso reddito.

   Le cifre annunciate dal governo sono velleitarie e irrealistiche sia nelle grandezze "positive" che nei tagli. Una spending review di quelle dimensioni vorrebbe dire colpire a morte la sanità (letteralmente chiudere ospedali e mandare fuori i malati), fermare servizi e attività vitali per il Paese, provocare un aumento smisurato delle tasse locali, generare situazioni di indigenza e miseria più diffuse di quelle attuali. E' incosciente dire, in un Paese nel quale a forza di drastici tagli si è raggiunto l'attivo di bilancio, che si tratta di lotta agli sprechi e di razionalizzazione della spesa. E, nonostante tutto, come lo stesso governo ammette, oltre 11 miliardi rimarrebbero comunque scoperti e andrebbero a debito. Ma, in tutti questi anni, gli economisti del sistema non ci hanno spiegato che ogni euro di debito aggiuntivo è un disastro finanziario, che va evitato perché aumenta lo spread e sarà pagato dalla gente comune e, soprattutto dai giovani?! Non è più vero?! Se fosse così vuol dire che (e in realtà è così) le cifre del bilancio e il rigore finanziario sono, non un fatto oggettivo, ma un'opzione politica. Basta togliere l'art. 18 e cancellare i diritti dei lavoratori per avere la possibilità di fare i debiti. La modernità torna all'ottocento: la ricchezza vuole scialacquare, come è sempre stato, sulla miseria del popolo e dei lavoratori. Povera Europa e povera Italia: come siamo ridotti in che mani siamo!...

 

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