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di Daniele Cibruscola ROMA - ”Rivedere le linee guida della 194”. Queste sembrano essere oggi – anno 2008 – le priorità e le inquietudini dell'Italia dei Ferrara, dei Ruini, dei Bondi. Perché dopo la moratoria sulla pena di morte presentata dall'Italia in seno alle Nazioni Unite sarebbe stato sin troppo facile tacere, meglio ancora gioire, di un risultato tanto storico quanto condiviso (una volta tanto in questo Paese). Perché l'arroganza e l'integralismo del pensiero clericale, cattolico, politico, non poteva lasciarsi sfuggire la ghiotta occasione di riaprire un dibattito, quello sull'aborto, che negli altri Paesi del mondo civile è stato ormai accantonato da decenni. Al contrario, mentre nell'Europa tutta leggi come la 194 vengono considerate tra le più emblematiche conquiste di civiltà e progresso sociale compiute negli ultimi 100 anni di storia, nel Belpaese dei 1300 morti all'anno sui posti di lavoro, dei salari bassi, delle iniquità sociali, della camorra, dell'emergenza rifiuti, ciò che ora va rivisto è il sacrosanto (Ruini non l'abbia a male) diritto all'aborto. Deboli e meschine le motivazioni addotte dal Cardinale a sostegno della “proposta di moratoria” avanzata da Ferrara dalle pagine del Foglio: “il progresso scientifico – ha infatti dichiarato – ha fatto fare grandi passi avanti alla sopravvivenza dei bambini prematuri”. Scontato e prevedibile l'immediato appoggio del “valletto” di Forza Italia e di Silvio Berlusconi Sandro Bondi. Ciò che però preoccupa davvero è l'effetto che tutto questo parlare avrà sul Partito Democratico e di conseguenza (è inevitabile pensarlo dati il peso politico del PD e la sua attuale “vicinanza” a Forza Italia) sulla politica italiana e sul suo prossimo indirizzo. E mentre a Napoli si soffoca nell'immondizia e a Torino si muore per mille euro, a Roma – anno 2008 – si parla ancora di habeas corpus e di cosa fare per riuscire a negarlo. Condividi